2011 sounds (good?) #2

Aprile inizia con lo studio matto e disperatissimo per arrivare preparata al mega festival di Agosto. Motivazione a mille perchè questo gruppo apparso dal nulla, con atmosfere tutte anni ’90, è apparso nella lista delle band che avrebbero suonato. In pratica non li vedrò mai, perchè sono dovuta scendere a compromessi e ho abdicato a favore di WU LYF. Non metto nessuna canzone perchè quest’anno non suona come WU LYF e molto probabilemente nessun anno suonerà mai più come loro e torneranno nell’oblio da dove sono venuti. Allo stesso concerto partecipano anche Noah and The Whale.

La trama dietro all’album, vuole raccontare di un uomo che passa la sua ultima notte sulla terra e così tira le somme di quello che ha fatto e di quello che è stato prima di andarsene. La sorte vuole che l’album esce e negli stessi giorni ricevo la notizia che la malattia che ha colpito il padre di una delle mie migliori amiche è seriamente peggiorata. Pochi giorni dopo il triste verdetto. Quest’uomo scalava montagne non in senso figurato e nel giro di un anno è stato annullato. La tanta vitalità contrasta e stride con la sua scomparsa prematura, a imperituro ricordo che l’orologio segna ore, minuti, secondi e non torna indietro. Forse anche per questo a Maggio, inserisco tutte le marce e sono in quinta fissa.

I 31 giorni del mese di Maggio potrebbero essere stati mille e a me sarebbero sembrati ancora pochi. Succede che ho una scadenza che incombe e quindi lavoro a ritmi giapponesi per tutta la settimana e i fine settimana. Come spesso mi accade, più lavoro e più ho voglia di stare fuori di casa e di svagarmi, che è piuttosto facile quando le giornate iniziano ad essere di 16 ore e il sole bussa alla tua finestra alle 5 di mattina! I due album di Nana Grizol mi fanno compagnia nelle lunghe e inconcludenti giornate al lavoro mentre la scadenza si avvicina e lo stress aumenta esponenzialmente.

Vuoi perchè un amico si dichiara, facendo vacillare le mie forti convinzioni sull’amicizia fine a sè stessa. Se io ti sono vicina non significa per questo che ti voglio stare più vicina. Contemporaneamente tutta la mia fiducia mal riposta nell’umanità inizia a scricchiolare. Insomma, i secondi fini si annidano dietro ad ogni azione umana o posso sperare che ci sia ancora un pò di buona fede a questo mondo?

(prima di far partire questa mettere i bassi a palla che se no è come non ascoltarla)

Ancora con un pensiero all’orologio di Aprile, motivata dalla recente confessione, da un’iniezione di fiducia in me stessa e da una basilare carenza di sonno, decido che è il momento di venire allo scoperto. Quello che passerà alle cronache come il mio fidanzato immaginario mi da corda e mi manda messaggi nella notte specialmente nel mese di Maggio, dopo che abbiamo giocato a tira e molla da Settembre. Sia chiaro: lui esiste ma è la condizione di fidanzato che è immaginaria! Dopo che io dichiaro i miei propositi faccia a faccia, sulla falsa riga di quanto fatto dall’altro mio amico, arriva quell’imbarazzante momento in cui tu sei lì, senza più ripari e aspetti un segno dall’altra parte. I cinque secondi più lunghi di tutto il 2011. Battito cardiaco a grancassa. Sguardo ballerino: occhi, piedi, occhi. La reazione è stata un pianto, da parte sua. Qualche lacrima silenziosa, parole confuse e un saluto con la promessa di fare chiarezza e riparlarne.

Cosa abbia voluto dire con quel pianto dopo mesi non è ancora dato sapere.

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