Cattivi maestri (di me e della supervisione)

(Sottotitolo: forse non ci siamo capiti…)

Ormai da qualche settimana sono responsabile della supervisione di una studentessa della specialistica. Questa poveretta sta facendo un progetto di sei mesi su parte della mia ricerca. Ovviamente gli è stato appioppato tutto quello che (1) non ha funzionato nei mesi precedenti (2) era davvero troppo noioso da fare (3) combinazioni dei punti precedenti. Nel frattempo io vado avanti con le mie scoperte “cutting edge” e lei si prende gli scarti. Forse è anche per questo che gli studenti della specialistica sono anche chiamati “gli schiavi”. Ci siamo passati tutti, per cui sotto un certo punto di vista è un momento karmico: eventualmente prima o poi torna indietro!

Comunque questa esperienza di istruttore mi sta facendo realizzare le immense differenze tra la supervisione svedese e la mia supervisione.

Per capirci gli schiavi arrivano in laboratorio che non sanno quasi mettersi il camice da soli, sono un pò come dei bambini di prima elementare: gli devi insegnare a tenere in mano la biro, poi fanno delle paginate di aaaaaaaaaaaaaaa bbbbbbbbbbbbbbbbbbb cccccccccccccc e così via e alla fine della vicenda dovrebbero arrivare a scrivere i “Pensierini”. Questo secondo me. La scuola svedese è un pò diversa, a quanto pare.

Come avevo già sperimentato sulla mia pelle ai tempi, ti fanno vedere dove è il laboratorio, ti danno un foglio che spiega cosa devi fare e ad lì è tutto un vai e disperditi. Tu fai tutto quello che dice il foglio, anche se spesso le informazioni sono mancanti perchè è talemnte ovvio come si fa che viene sottointeso, e tu arrivi alla fine che hai sgobbato per un giorno e niente funziona. Tutto demoralizzato, camminando tirandoti dietro i piedi e con la schiena curva, arrivi dal tuo capo e gli dici che non funziona. Lui ti sorride e ti dice “ma quando hai fatto quella cosa lì l’hai fatta così o cosà?” “Così” “Ah, no… Andava fatta cosà. Ma non preoccuparti, domani ricominci da capo e vedrai che andrà tutto bene”. Pat pat sulla spalla e a letto col pigiama. Il giorno dopo torni e lo rifai. Nella migliore delle ipotesi non ci sono altre cose che andavano fatte cosà e tu le hai fatte così, quindi alla fine hai imparato dai tuoi errori a cavartela in questo mondo.

E questi sono gli svedesi.

Quando invece tocca a me insegnare, la sola idea di abbandonare a sè stessi dei totali impiastri in un laboratorio in cui ci sono ovunque cose che se sei fortunato ti uccidono in un secondo (se sei sfortunato puoi invece morire tra atroci e lunghissime sofferenze!) mi fa torcere le budella. Penso che il mio stile di supervisione possa essere definito da “mamma italiana”. Allora, tesoro, oggi facciamo (insieme) questo e quello. E quando dico questo e quello parte una dettagliatissima descrizione di cosa c’è da fare, che comunque verrà ripetuta mentre lo stai facendo, perchè io sono dietro di te, più onnipresente della tua stessa ombra. Dopo un paio di volte che te lo vedo fare corrrettamente allora posso lasciarti da solo, ma, come ogni mamma che si rispetti, sono più contenta se mi fai uno squillo quando hai finito. Se ti manca qualcosa e io sono nei paraggi, muovo il culo io e te lo vado a prendere, chè già mi sento in colpa del lavoro tapino che ti sto facendo fare, almeno te lo faccio fare in pace.

Se mai sarò una madre, sarò probabilmente una madre terribile. Per quanto riguarda la supervisone ne riparliamo tra qualche mese!

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  1. andreabetti

    solo per aver citato i “pensierini” credo che questo post rimarrà nel mio cuore! comunque secondo me ecco su “la mamma italiana” c’è poco da fare… per quanto ci sforziamo non riusciremo mai a eliminarla completamente dal nostro carattere… (per fortuna direi!)

    Un saluto!

  2. kreben

    come imparare a nuotare, a TRIESTE in piedi sulla scogliea a Barcola, una spinta in 2 metri d’acqua e vai! Stessa cosa in facoltà, chimica, quello é il banco, quella la dotazione, adesso lavora e consegnare alla fine tutto pulito, anche a terra. E il buon Ciana, ormai nel paradiso chimico, che alle spalle “cosa é quella smerdolosità” e disperata ricerca sul manuale per capire. Odio le mamme italiane.

    • Frou

      Se te la devo dire tutta, le mamme italiane vanno indigeste anche a me ma quando mi sono trovata in quella posizione l’istinto ha vinto. Adesso bisogna metterci un pò di ragione e poi filerà liscio. Per la cronaca, oggi la mia “schiava” è in laboratorio da sola ad eseguire i miei ordini. 🙂

  3. Pingback: Emotionally impaired | Appartamento Svedese
  4. kremab

    rileggo un mio stesso commento. Onestamente forse abbiamo paura che dagli errori del sottoposto arrivi la critica al “maestro” situazione molto frequente nel piccolo mondo del condominio, del quartiere, della facoltà. Poi si impara anche a fare il maestro, occhio vigile e briglie lente su binari sicuri. (Per non parlare del rischio che l’allievo superi il maestro, non sia mai detto)

    • Frou Svedese

      La mia esperienza da maestra per ora è finita, um po’ perché sono in vacanza e un po’ perché la mia allieva ha finito e si trasferirà in altri lidi. C’è da dire che di insegnamenti anche questa maestra un po’ acerba ne ha avuti. Non credo mi abbia superato ma se avesse avuto tempo un altro mese il rischio era concreto.
      Saluti

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