You stalk

(Premessa: qui si parla di facezie. Nemmeno la vaga intenzione di avventurarmi in socio-psicologico analisi di veri casi di stalking. Astenersi perditemo.)

Si diceva facezie, per l’appunto. Non vi sto nemmeno a raccontare che l’avvento di facebook ci ha reso tutti dei pettegoli, paranoici e profondi conoscitori dell’animo umano perchè già lo sapete da voi. L’estrema accessibilità di dati personali fa l’uomo ladro o almeno curioso. Facebook, già citato, è da “stalking for dummies”: tutto quello che ti serve in una sola pagina, chiaramente presentato e immesso dal diretto interessato. Praticamente è come regalare le caramelle a un bambino e talmente semplice che macchiarsi di tale crimine non è reato.

Più complicato diventa proteggersi da quello che la rete ricorda di noi, specialmente se non ti chiami Mario Rossi. Se però sei quel Mario Rossi che dà l’ otto per mille alla chiesa cattolica, allora un pò di stalking te lo meriti. Io, modestamente, ho un nome non troppo comune e un cognome da “ah, quello è un cognome?!”, per cui, nonostante possa vantare un’omonima nel comune di Pavia che pare stia vivendo una vita nell’ombra da internet, se mi cerco su Google vengono fuori almeno 4 pagine di cazzi miei. Degne di nota sono quelle in cui è possibile richiedere la mia tesi di laurea in prestito alla biblioteca e i non invidiabili risultati di un esame del 2006.

Il problema al giorno d’oggi non è tanto cosa c’è in giro su di noi ma quanto. Il quotidiano flusso di informazioni che volenti o nolenti riceviamo su chicchessia se interrotto può nuocere gravemente alla salute. Per esempio, (e qui arriviamo a dove c’è il sugo della storia, anche evidenziato in neretto per facilitare il lettore a saltare la pappardella introduttiva) c’è che in Svezia abbiamo un programma chiamato Spotify. In poche parole è come iTunes, solo nero invece che bianco, e per ascoltare la musica non devi scaricare le canzoni da emule (esiste ancora emule?) ma paghi 5 euro al mese e hai tutta la musica che vuoi legalmente. Bello, eh? Comunque il signor Spotify da qualche tempo ha iniziato a capire che questo programma è un’idea geniale e si sta allargando in altre nazioni e infarcendo il programma con mille nuove funzionalità. La più facebookkiana delle novità è la possibilità di vedere quel cazzo che stanno ascoltando i tuoi amici. Così poco importa se sto mangiando del gelato dalla scatola con un cucchiaio da minestra e cantando “Someone like you” nel buio della tua stanza.

Il mondo, impietosamente, lo saprà.

Diventa peggio quando (qui è il vero sugo della storia, adesso lo dico davvero!) invece di assorbire passivamente informazioni ci esponiamo in prima persona e diamo informazioni su di noi, come una disperata ricerca di attenzioni. Ma è ancora peggio richiedere informazioni su qualcuno perché magari è un periodo in cui non siamo particolarmente proni a far sapere cosa ascoltiamo al resto del mondo (esiste un bottone per la modalità invisibile ma ogni tanto si autodisattiva, per darti sempre quel brividino da tenda posticcia). Peggissimo è quando lo si fa perché a distanza di un anno quasi non ci siamo ancora fatti una ragione che quella persona non ci vuole stare (è inutile sperare di recuperare se hanno detto no. uhuhuh.). E cosa vuoi che faccia adesso? Ti dico cosa ascolto così lo ascolti anche tu e diventi “più giusto”? Perché io nel frattempo prenderò una tegola in testa e soffrirò di amnesia totale. Poi quando ti vedrò ascoltare la mia band sconosciuta preferita capirò che siamo da sempre fatti l’uno per l’altra. Ovvio.

Acida, presuntuosa, non curante dei sentimenti altrui ed egoista? Forse. Ma non si possono addossare le colpe su una sola persona. Quando sei friendzoned, come cantava anche Max Pezzali negli anni novanta, sai che c’è poco da fare. Però è capitato a tutti almeno una volta per cui raccogliamo un po’ di dignità e passiamo oltre.

    • Frou

      Ammetto che da quando conosco la parola friendzoned posso categorizzare un sacco di situazioni che prima erano spiegate da “siamo amici però prima no, cioè ti spiego…”. Mi sembra un bel vantaggio!

  1. Pingback: Legit? | Appartamento Svedese
  2. Pingback: Intervention | Appartamento Svedese
  3. Pingback: Fantasma | Appartamento Svedese
  4. Pingback: L’effetto farfalla | Appartamento Svedese
  5. Pingback: Due anni. | Appartamento Svedese

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...