Grandi numeri

Se c’è una cosa della matematica che mi piace è la legge dei grandi numeri. Quella che dice che per caso, prima o poi, shit happens.

Un’altra cosa abbastanza figa è tutta quella teoria sui sei gradi di separazione che se poi uno è sociopatico, misantropo o abita sul cucuzzolo della montagna mi sballa le statistiche. Fortunatamente ci sono io a riparare per loro e ad abbattere questa odioso ping pong di ben cinque intermediari tra te e il sesto ed ultimo contatto a cui tanto aneli ad arrivare. Non sbatterti: chiedi a me!

Tutto inizia venerdì sera, quando un amico di una ragazza che conosco si siede al nostro tavolo e guardandomi mi dice: io ti conosco. E io che già andavo a rispolverare tutte quelle sere appannate dall’alcol, mi fermo poco dopo quando mi dice che lui è l’amico di quella mia collega che lavora in Germania ma che ha visto delle mie foto (foto?! davero davero?!) e che la faccia gli era rimasta familiare. Ok, incasso il riconoscimento che nemmeno se fossimo in quei telefilm americani e tu punti il dito contro quello con più cicatrici/tatuaggi e dici “è lui!!!”.

Ma non passano nemmeno due ore che ci muoviamo in un altro pub e li vedo il compagno di studentato di una mia amica. Lui è italiano per cui invece dell’abbraccio spolvera schiena alla svedese partiamo di baci finti sulla guancia e quando arrivo a fare capolino sulla sua spalla spunta da dietro Lonely Boy, che ovviamente era lonely ma  in compagnia di amici. L’italiano è niente-popò-di-meno che lo studentello di Lonely Boy ed erano a bersi una birra insieme quando io sono apparsa sulla scena. Raccolgo i cocci, finisco la serata e sopravvivo fino alla domenica pomeriggio.

Domenica ero invitata a uno di quegli odiosi pranzi internazionali che, per la legge dei grandi numeri di cui sopra, prima o poi riuscirò a trovarne uno in cui davvero mi diverto. Per chi non ha la fortuna di sapere di cosa sto parlando, sono quelle cose chiamate anche potluck in cui tu porti un cibo sconosciuto ai più e che in genere condividi con persone altrettanto sconosciute, al di fuori dell’amico/conoscente che ti ha invitato e che comunque siederà all’angolo più remoto del tavolo abbandonandoti al tuo triste destino di conversazioni sul tempo, usi e costumi svedesi con tanto di “ma io nel mio paese faccio così e cosà e tu cosa fai?”. Insomma, una buona zappa sui piedi.

A risvegliarmi dal torpore di questa mondanità forzata è arrivata una tedesca che dopo un pò di chiacchiera introduttiva mi chiede ma tu conosci StoTizio? StoTizio?! Ma certo che sì! In un fine settimana come questo come faccio a non conoscerlo? StoTizio è un crucco che ho incontrato a una conferenza e dopo avermi circuito promettendomi di sintetizzare chissà che molecole per me è sparito e riapparso su facebook in veste di stalker, dicendo di volermi mandare un caffè con UPS che magari arriva ancora caldo. O magari no. Ecco, magari al seconda. Comunque, a quanto pare StoTizio aveva dato chiare indicazioni su di me, in modo che fossi identificabile e facile bersaglio di corrieri espresso e ragazze tedesche.

Sono in giorni come questi che capisci che i numeri, per quanto grandi, sono sempre troppo piccoli. Soprattutto se abiti qui ad Inculandia (Svezia) e hai l’abitudine di parlare con cose, animali e persone (animate e non).

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