Le tazzatorte

Sottotitolo: Volevo fare la food blogger, liberamente ispirato a questo post che merita.

Nonostante le mie origini, io in cucina non sono mai stata un fulmine.

Quello che mi spaventa e mi blocca non è tanto il cucinare ma lavare i piatti. Se avessi una lavastoviglie sono certa che cucinerei di più, o semplicemente troverei un’altra scusa per non cucinare.

Dopo aver dato questo pietoso saggio della mia pigrizia passiamo alla ciccia. Giovedì mi tocca preparare la fika per il mio gruppo di lavoro, che detta così avrò fatto cadere dalla sedia chiunque abbia letto questa frase. In Svedese dicesi fika l’atto di bere una tazza di caffè accompagnato da un piccolo companatico, generalmente dolce ma sti vichinghi buttano giù di tutto, specialmente dei simil spalmabili riomare che mi viene il voltastomaco solo a vedere il tubetto. Per voltastomaci cliccare qui.

(Avevo scritto un paio di paragrafi con battute scontatissime sull’argomento fika con doppio senso becero che ho cancellato. Ciò nonostante vi invito a fare i più bassi giochi di parole tra voi e voi. Mi raccomando, zero vergogna.)

Dicevo, che sono responsabile per la preparazione del companatico per la pausa caffè, la prima pausa caffè della stagione autunno inverno e, ovviamente, la prima pausa caffè dove c’è un responsabile per la preparazione del companatico. Che culo, insomma.

La lieta novella è stata annunciata da una mail una settimana fa o giù di lì e il mittente era questo figuro qui. In tutta la sua sfacciataggine ha aggiunto: “E’ altamente apprezzato che la fika sia fatta in casa.”, come se io, donna moderna del 21° secolo, non ho altro a cui pensare che a sfornare dolci e prelibatezze.

Da qui è nata la vendetta, tremenda vendetta.

In quanto prima della lista ho l’onore e la fortuna di stabilire lo standard per il companatico, infatti non essendoci precedenti qualunque cosa porterò, sarà ben accetta. Qualunque. Quindi, per far capire a quest’uomo che prima di scrivere le cose dovrebbe pensare due volte e poi stare zitto ho deciso che farò un dolce che potrebbe essere stato rubato a dei bambini dell’asilo, giusto per allinearmi alla sua età mentale. Mi sono rimboccata le maniche e ho cercato e cercato e cercato e cercato e finalmente ho deciso che preparerò delle tazzatorte. Le tazzatorte (forma plurale di tazzatorta) sono cupcake incartate in un pirottino rosa baby o azzurro fiocco da remigino, ricoperte da glassa e palline di zucchero colorato.

Il fine ultimo è di fare qualcosa che il gruppo possa gustare (si spera!) e che il cerebroleso possa vedere come una diretta sfida alla sua integrità di Uomo, uno di quelli che non deve chiedere mai e che per questo non vorrebbe involontariamente ritrovarsi a mangiare qualcosa che si addice a una baby shower o al primo compleanno di mia nipote. So che il messaggio che voglio lanciare è arrotolato in una bottiglia fatta di vetro scuro, tappata che naviga al largo dell’oceano, ma tentare non nuoce. Difatti, è notorio che la vendetta è un piatto che va servito con gli zuccherini colorati.

Domani è il gran giorno della preparazione di questa stupendezza, state sintonizzati che se alla fine di domani sera ho ancora un paio di neuroni accesi potrei condividere una foto con twitter (che poi sto twitter io ancora non lo sto capendo, ma appena mi sono raccapezzata ve lo dico come funziona, eh!). Il più grande ostacolo tra me e le tazzatorte in questo momento si chiama Stäm. Si sappia che qui avere una bilancia da cucina in casa è un po’ come bestemmiare in chiesa, perchè lo Svedese medio non ha bisogno di sapere quanti grammi di quello o di questo ci vogliono. Loro vanno a coppette. Una coppetta grande di farina, due coppette medie di zucchero, tanto amore ed eccoci pronti. Ho trovato un sito che trasforma le coppette in grammi, per cui dovrei essere coperta ma solo domani lo sapremo.

Un altro ostacolo, sul quale spero di soprassedere, è che non ho lo stampo da forno dei muffin ma spero e confido nel fatto che i pirottini, tanto più se in colori improponibili, tengano.

Ricapitoliamo: domani, tazzatorte; giovedì, vendetta/corsa al supermercato a comprare una torta; venerdì, ritorno a casa base; sabato, un cazzo; da domenica fino a giovedì prossimo, Cruccoland per lavoro. Chè non vorrei che si dicesse in giro che sono andata in vacanza. Io sarò in un posto orrendo a lavorare e a fare mercimonio del mio corpo. Quando torno ragguaglierò sul tutto, fino ad allora vi auguro una dolce settimana.

Ricetta per 24 tazzatorte 

(Ventiquattro?! 24?! Te sei Paz-za!)

240 grammi di burro (olè)

240 grammi di farina

2 cucchiaini di lievito chimico (suppongo sia bicarbonato o almeno io quello ho)

1 limone

sale q.b.

4 uova

una bustina di vanillinavanillina non pervenuta nel mio supermercato, per cui ci mettiamo un po’ di zucchero vanigliato

240 grammi di zucchero (di cui un tot è lo zucchero vanigliato di cui sopra)

Per la guarnizione:

zucchero a velo (che qui sarà lo zucchero vanigliato perchè gli svedesi se lo sbriciolano ci butano anche un po’ di vaniglia, se no non ne vale la pena), acqua calda e (ovviamente) palline di zucchero technicolor.

Preparazione

Unire zucchero e burro e sbattere con la frusta elettrica, quindi aggiungere le uova e continuare a darci di frusta.

Per ultimo, aggiungere la farina e il lievito setacciati e mescolare con un cucchiaio di legno (potere di Kali, vieni a me!). Distribuite l’impasto nei pirottini, posizionati nello stampo per muffin (ho come l’impressione che sto fatto che mi manca lo stampo mi fregherà). I pirottini devono essere riempiti per metà.

Infornare per 20 minuti a 180 gradi.

Preparare la glassa mescolando lo zucchero a velo con l’acqua calda q.b. Spargere sulle tazzatorte e incastonarci sopra le palline di zucchero.

Et voilà!

(Immaginare una foto bellissima di tazzatorte qui.)

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  1. zuben71

    Il lievito chimico NON E’ il bicarbonato!
    Cito dalla bustina “Pane degli angeli” prelevata dalla dispensa: difosfato disodico E450, carbonato acido di sodio E500, amido di mais, sali di calcio degli acidi grassi E470a.
    Buona fika! 🙂

  2. nitokrema

    il lievito chimico é l’insieme dei componenti, sotto l’azione del calore e del difosfato disodico il bicarbonato libera anidride carbonica che fa gonfiare la massa. Quanto più uniforme é la massa iniziale, tanto più omogenea sarà la lievitazione successiva.

    • Frou Svedese

      Mi sono fatta una cultura sul lievito chimico e ho anche cercato di sfruttare le mie conoscenze scientifiche per esaurirlo ma purtroppo, come dovrei già sapere dall’esperienza in laboratorio, a volte fare qualche esperimento preliminare è fondamentale per la buona riuscita del progetto.

      • Frou Svedese

        Perdonato, perdonato… Dopotutto io sono solo una povera biotecnologa e se mi dici Fosfato (con qualunque prefisso) io mi metto a pensare a qualche soluzione salina per non far esplodere le mie cellule.
        Alzh per osmosi! 🙂

  3. Pingback: Maglione infeltrito, bel maglione, non è colpa tua. | Appartamento Svedese

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