Una musica può fare

Devo ingannare il tempo per quasi due ore su un intercity Olandese che di intercity ha solo il nome visto che fermerà praticamente ad ogni stazione sulla via. Altra cosa che devo ingannare è la mia vescica, che qua sono in un mare di bagagli e io di questi Olandesi non mi fido ancora. Non so se posso dirgli di dare un occhio alla mia roba per un minuto e poi quando torno non ritrovo nemmeno la bottiglietta dell’acqua (che ho bevuto, ergo questo problema potrebbe rivelarsi più annoso del previsto).

Per via di numerosi clichè internazionali ad oggi, Domenica 7 ottobre 2012, ho un’opinione piuttosto bassa di sta gente. (E’ appena passato il controllore, mi ha detto qualcosa di incomprensibile. Ma come cazzo parlano?!). Ho qualche amico Olandese e mi sono sempre sembrati un popolo di gente altissima ma con il braccino cortissimo e con l’attenzione verso il centesimo, che chissà come faranno adesso che in Svezia non ci sono più le öre. A dimostrazione di questa teoria ci tenevo a farvi sapere che alla stazione ferroviaria dell’aeroporto di Schipol hanno il tabellone che annuncia i treni sui binari con i nomi e gli orari rotanti, quelli con le caselline che girano e che fanno tatatatatatatatata e compongono nomi e orari del prossimo treno in arrivo. Penso che anche alla Stazione di Bressana Bottarone si siano evoluti verso la digitalizzazione dell’annuncio dei treni ma tant’è: questi hanno deciso che gli piace il retrò. (E per quanto vi possa interessare, il retrò è il nuovo hipster).

(E qui sul treno continuano a dir su in Olandese e io non capisco una virgola. Mi chiedo se arriverò mai e  soprattutto dove arriverò.)

Ricapitolando, io sono su un treno in Olanda (che al momento è fermo nel posto più buio del mondo) perché da adesso la storia cambia. Almeno per un po’.

Quindi ecco qua l’appartamento Olandese. Rassicuro i filo-scandinavi che la versione Svedese tornerà anche se solo tra qualche mese. L’appartamento Svedese al momento è semivuoto, probabilmente c’avrò dimenticato qualcosa che mi servirà tantissimo e mi morderò le mani per questo. L’appartamento l’ho lasciato poche ore fa e stranamente non c’è stato nessun momento catartico. Mi riferisco a uno di quei momenti in cui sembra che la tua vita sia diventata il pezzo di un film in cui tu cammini sulle note di questa canzone carismaticissima ed hai in faccia una di quelle espressioni che dicono che tu, della vita, hai capito tutto, e l’hai capito lì e in quel momento.

Un grosso freno alla catarsi può essere il fatto che mi barcamenavo con cinque pezzi di bagaglio di varie forme, pesi e dimensioni, chiaro segno di mancanza di ogni qualsivoglia arte della sintesi del bagaglio né tantomeno del gusto per l’assortimento delle valigie.

Un altro freno al momento catartico è stato la poco azzeccata colonna sonora, elargita da un lettore in modalità random, in cui il pezzo più notabile era What If dei Bombay Bicycle Club (If only one of us got the guts tonight… dice. Che è un po’ un sempreverde della mia vita amorosa ed è più in generale una bella canzone, ma oggi e solo oggi c’entrava come i cavoli a merenda).

Il momento catartico se mai c’è stato potrebbe essere arrivato ieri quando tornavo a casa a tarda notte sulle note di Home di Edward Sharpe and the Magnetic Zeros. (Ok, è passato un venditore di merendine e diceva “Shnickersh” e “Marsh” e a me fa riderissimo). Ma se Home is wherever I’m with you, allora mi chiedo se avere un appartamento (o più d’uno, come nel mio caso) abbia senso quando non c’è qualcuno con cui condividerlo. Ma del doman non c’è certezza e farsi queste paturnie va bene solo a una cert’ora della notte tornando a casa allegrotti dopo una serata Svedese (l’ultima serata Svedese per un po’).

Allora se il momento perfetto in pendant con la canzone (un po’ alla 500 Days Of Summer) non viene da sé lo si può sempre forzare e a questo proposito ci hanno pensato i Mumford and Sons.

Questi Mumford and Sons hanno fatto un primo album Sigh No More qualche anno fa, che casualmente ho iniziato ad ascoltare appena mi ero trasferita in Svezia e Little Lion Man era diventata la mia sigla personale per far fronte all’inizio del periodo Svedese che non è stato uno dei più entusiasmanti della mia vita. Altrettanto casualmente hanno rilasciato il loro secondo album Babel un paio di settimane fa, proprio alla vigilia della mia seconda partenza (io adoro crogiolarmi in questi irrilevanti segni del destino e costruirci sopra castelli con torri e fossati, nel caso non si fosse ancora capito) e da allora è stato una presenza costante nella mia playlist di tutti i giorni.

Questo disco contiene 16 canzoni che al primo ascolto sono indistinguibili e dopo un’ora di banjo e cantate a bocca aperta uno si chiede se a questi il dono della fantasia non sia stato elargito. Poi, con il tempo ogni canzone ha una sua vita, un suo spirito e diventano ognuna un pezzo particolare, forse non eccezionalmente bello, ma comunque un’entità a sé stante in quella parte del cervello dedicata a riconoscere le canzoni con solo tre note, tipo Sarabanda. Una delle canzoni più belle di quest’album è forse il singolo I will wait, che è già diventato l’inno di chiunque abbia un fidanzato lontano, ed è anche notabile una cover di The boxer di Simon e Garfunkel, che a me Simon e Garfunkel fanno tanto vacanza con la famiglia visto che era la passione dei miei genitori quando erano più giovani (e che infatti mi volevano chiamare Cecilia, incuranti che quella stronza rompeva cuori e abbassava autostime quotidianamente).

In quest’album c’è anche una canzone intitolata The Holland Road, che per una che va in Olanda e che cerca una scusa per immedesimarsi in una canzone, è un’occasione da non lasciarsi scappare. Sfortunatamente, la canzone non parla di una giovane che vaga per l’Europa di nazione in nazione, ma di un tale sofferente per amore che a un bel momento imbocca una Holland Road qualsiasi per una non meglio precisata ragione.

Non si può avere tutto dalla vita, probabilmente.

Però si può avere un inizio nuovo in Olanda, anche senza una cazzutissima colonna sonora.

  1. zuben71

    Già ti immagino con gli occhi pieni di tulipani 🙂
    Un grosso inboccall’upo per il tuo nuovo inizio. Si parlava giusto stasera di capodannare ad Amsterdam.

  2. HappyAladdin

    Anch’io ti leggo e colgo gli spunti. Mi faccio domande sul futuro, anche. Io che vorrei esser vagabonda (e mi fregio del titolo di senzaradici) e invece quando scopro i lati belli dei posti mi ci sento legata, quasi per sempre. Lo faccio coi posti più che con gli amori. Leggendoti immagino vie diverse, modi diversi, entusiasmi (anche geograficamente) diversi.

    Volevo scrivertelo perchè ti seguo e quando commento scrivo baggianate, ma insomma, trovo (anche) i miei significati nelle tue parole. Quindi visto che, a quanto mi dicono, l’accademia olandese è una delle cose più entusiasmanti al mondo, buon inizio a te. (E grazie per come ti racconti).

    • Frou Svedese

      No, non preoccuparti che se c’è una che scrive baggianate quella sono io!
      L’accademia Olandese per il momento regala grandi emozioni (e il mio capo è un grande). Ma è ancora presto per dire: due mesi e passa sono ancora davanti a me!
      A presto!

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