NON propositi per il nuovo anno ma opere di bene /1

Sì, lo so: sono in anticipo. Ma posso spiegare!

L’incombente apocalissi che ci inghiottirà tutti e buonanotte al secchio mi ha fatto pensare. Seppure sono donna di scienza, ad oggi non posso essere certa che ci sarà un 2013 quindi non posso privarmi del masochista piacere che c’è nel rimuginare su un anno di avvenimenti, soppesare ogni gesto e infine giudicare a ritroso se era cosa buona o meno. Io non sto proprio nella pelle, per cui inizio già ora chè tanto di cose da soppesare in quest’anno ce ne sono.

Però, il solo elencare gli errori fatti non è sufficiente. Un tempo lontano in cui abitavo ancora in Italia avevo una coinquilina molto saggia. Di fronte alla scena in cui io mi struggevo per l’ennesima storia andata male lei mi disse: “Frou, non preoccuparti. Con questo non è andata ma almeno adesso sai un po’ meglio cosa vai cercando, perchè lui ti piaceva. E ci saranno state pure cose di questo tizio che ti davano sui nervi, quindi hai imparato anche cosa non vai cercando. Che non è mica poco!”.

Io questa donna ancora ad oggi la amo proprio. E anche se questo successe nel 2008, ad oggi faccio ancora tesoro di queste parole e voglio guardare a quello che mi è successo nei mesi scorsi con un occhio critico e trovare dove era l’inghippo per non farlo più, o almeno provarci!

Forse è a questo punto in cui dovrei accennare al fatto che sono un’ipercritica e che potrei far andare avanti questo post per migliaia e migliaia di parole. Quindi mi riservo qui e ora il diritto di essere prolissa quanto mi pare e se super le mille parole interrompermi, chè non ho intenzione di bissare Guerra e Pace.

Dire meno “Sìssignore” e più “Sticazzi”

Iniziamo subito da un ostacolo non indifferente, perchè anche se io mi dilungo solo raccontando di quanto sia misera/divertente la mia vita di emigrante single non vuol dire che io non combini un cazzo tutto il santo giorno. Eh no! Io lavoro. E di solito quando dico che lavoro faccio con le ditina il segno delle virgolette perchè per certi aspetti sono ancora una studentessa ma vengo pagata profumatamente per studiare. Comunque, io lavoro, con o senza virgolette, e come tale ho dei capi. Una cosa che ho imparato da quest’anno è che i capi hanno il potere decisionale e in quanto tali ti daranno cosa devi fare e quando lo devi fare. Bene, ricordati che nel 90% dei casi i capi non hanno la benchè minima idea di quello che ti stanno chiedendo e di conseguenza non si ricorderanno cosa ti avevano chiesto.

Ergo, invece di scattare come un soldatino al minimo ordine più o meno assurdo impara a sorridere, annuire e pensa “sticazzi che lo faccio”. Soprattutto se ti chiedono di costruire una riproduzione 1:100 del Taj Mahal fatta di fiammiferi nel giro di una notte, metaforicamente parlando. Comuqnue, il giorno dopo ti chiederanno che fine ha fatto la Tour Eiffel costruita con i meccano, quindi tanto vale non sbattersi e concentrarsi su quello che realmente devi fare e non sugli attacchi di estro improvvisi.

Lo stesso vale per tutte le scadenze fissate senza una particolare ragione, se non quella di creare degli scompensi emotivi, le richieste dell’ultimo minuto prima delle vacanze, le e-mail ad alta priorità mandate il sabato mattina alle 7.30 e altre varie ed eventuali. Capo, io ho una vita sociale o almeno tento di averla. Mi piace il mio lavoro ma io non sono solo quello e se non ti va bene, bè… sticazzi!

Non credo sia un proposito facile da mantenere, è molto più facile scriverlo che non metterlo in pratica, soprattutto se penso alla mia sindrome da prima della classe che mi tormenta dal Settembre del 1992, o forse prima se contiamo i ruoli da indiscussa protagonista nelle recite dell’asilo. Comunque io ce provo!

Continua…

  1. andreabetti

    Lo “Sticazzi” purtroppo è un’arte innata che non si apprende. Io non sono mai stato in grado di utilizzarlo, né nella vita sentimentale né in quella lavorativa. Conosco questa parola, ma non mi viene mai. Un po’ come quando devo parlare in inglese, che per dire una cosa di senso compiuto devo pensarci 3 ore passando per 3 lingue diverse. Ma sono sicuro che tu riuscirai nell’intento, “vedo molto (poco) di me in te”, per parafrasare il diavolo veste prada!

    • Frou Svedese

      Se te la devo dire tutta io sono una master dello Sticazzi quando si parla di riordinare le pile di vestiti sulla sedia e di far da mangiare con il frigo semi-vuoto. Per tutto il resto anch’io devo lavorarci, però sono fiduciosa!

  2. Ale [Tredici]

    Innanzitutto complimenti per la scelta del brano iniziale. Mi piace da morire.

    Purtroppo i consigli della saggia coinquilina sono difficili da mettere in pratica per chi non ha la predisposizione d’animo adatta a supportarli, tuttavia secondo me sono un ottimo punto di vista da cui partire per stare un po’ meglio. E il dire più sticazzi, ohhh, lo farò anch’io, ci puoi giurare!

    • Frou Svedese

      Dovrei aver aggiunto che la mia coinquilina diceva queste parole quando aveva iniziato una relazione amorosa che nemmeno Nicholas Sparks. Però bisogna darle credito delle sagge parole, anche se probabilmente erano gli estrogeni a parlare.

  3. lecosesuccedono

    alla sindrome da prima della classe ho sorriso tanto, riconoscendomi in pieno.
    com’è che certe cose sono così difficili da abbandonare? 🙂

    • Frou Svedese

      Se nasci prima della classe, probabilmente ci muori pure. Sarebbe il caso di realizzare che le elementari sono finite da un pezzo, ma chi ce la fa? Io ancora pagherei per un “Bravissima” sottolineato!

  4. zubenELG

    Uuuh, Regina Spektor… devo rimetterla assolutamente sulla chiavetta dell’autoradio. Concordissimo con la figura del “capo”: anche da me si fanno riunioni, si aspetta l’opinione del capo e si rimandano decisioni in nome di una non ben definita autorità. E poi alla fine la soluzione risulta essere la prima cosa che era venuta in mente di fare a chi davvero aveva le mani nel lavoro che stava facendo…

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