NON propositi per il nuovo anno ma opere di bene/4

Immagino non sia mai troppo tardi per allungare questa lista. Perchè se qualcosa di drammaticamente stupido succede a Gennaio, non è il caso di aspettare fino al prossimo Dicembre per aggiustare il tiro su quella annosa questione.

La cosa stupida che è successa sono io, in poche parole. Sono io, che mi fido ancora totalmente delle persona, che non capisco i doppi giochi, che mi sento tremendamente in colpa se sono io a giocare sporco. Questa volta ho fatto una bella doccia fredda, credo che servirà per il futuro.

Per la prima volta dopo tanto tempo mi sono sentita arrabbiata genuinamente: è tempo di lasciare da parte i “non c’è problema”, i “figurati” e optare per un più solido “vaffanculo”.

E’ successo, come anticipavo nel precedente post, che qualche sparuto fantasma del passato aveva lasciato intendere che ci fosse una possibilità che le cose tra di noi non fossero ancora finite. E così era, infatti. Entrambi, consapevolmente, avevamo voluto lasciare le cose a metà, con la possibilità di ricominciare tutto se e quando avremmo creduto, quando i limiti spaziali tra di noi sarebbero stati meno insormontabili. Lui mi propose di vederlo, mi riempì di lusinghe, mi lavorò ai fianchi. Io mi sono sentita intrigata, come quando ti solletica lo stomaco, e accettai di incontrarlo, nonostante le due ore e mezza di treno che ci separavano.

In realtà accettai di vederlo mentalmente, quando parlammo non ero del tutto persuasa che fosse una buon idea, ma poi con il tempo, un po’ di training autogeno e una buona dose di fantasie, ero decisa ad attraversare l’Olanda questo fine settimana. Così martedì sera l’ho chiamato per comunicargli la mia decisione.

-Ciao, come va?

-Ciao, che strano stavo pensando di telefonarti io, proprio ora.

-Che mi volevi dire?

-No, è che in questi giorni ho avuto modo di parlare con la mia ex. Dice che vuole venire qui questo fine settimana, per parlare, vedere cosa succede.

-Ah. No, davvero. Dici sul serio? Non te lo dico per interesse personale, non vedi che idea stupida è questa?

-Lo so come la pensi a riguardo. Che tu credi che io non so stare da solo e mi appoggio a lei, anche se so che non è la cosa giusta da fare e che questa storia non potrà mai andare da nessuna parte. Però…

-Però ammazzati, per quanto mi riguarda.

(La conversazione non è andata proprio così, l’ho tagliata e rimaneggiata un pochino. Io non mi ricordavo di avergli detto che lui non sa stare da solo, è stato lui a ricordarmelo. Si vede che ho colpito nel segno.)

Ogni esperienza, nel bene e nel male, ci insegnerà pur qualcosa.

Questa volta ho capito che lasciare le cose a metà non è un’opzione ma un’approssimazione. Che niente di buono ne verrà fuori, quindi tanto vale scordarsene. Che non si vive di soli complimenti e non ti può piacere qualcuno perchè tu piaci a lui. Che bisogna saper chiudere delle porte. Per sempre. Senza poter tornare indietro, secondo i propri comodi.

E che alla fine, è per il meglio.

  1. prigioniera_del_deserto

    Ti quoto il “è tempo di lasciare da parte i “non c’è problema”, i “figurati” e optare per un più solido “vaffanculo””. Lo dico sempre a me stessa ma poi va sempre a finire che trovo qualche dubbia giustificazione per essere paziente e vedere come vanno a finire le cose quando invece dovrei chiuderle e basta

    • Frou Svedese

      Personalmente, credo di essere una persona molto accomodante. Cerco di non fare mai un dramma, di mitigare ogni cosa. Forse ho (abbiamo) sbagliato tutto.
      L’importante è rendersene conto, no?

  2. zubenELG

    Non ci vedo nulla di male nell’essere accomodanti, l’importante (oltre a rendersene conto) credo sia anche non passare per una persona a cui “si può fare di tutto” perché tanto non si arrabbia mai. Quanno ce vo’, ce vo’, potremmo sintetizzare.
    Andare avanti, imparare, migliorarsi, scoprire nuovi modi per essere felici: un bel progetto non solo per il nuovo anno, ma per l’intera vita!

  3. HappyAladdin

    Anch’io appartengo alla schiera dei mitiganti. E il mio paletto è non cadere nel sistema di ruoli facile, scontato e triste del ‘tu stronzo’ e ‘io che sono Heidi e alla fine capisco che gli eventi della vita ti hanno portato a essere stronzo, e abbozzo’, salvo poi sentirmi dire ‘per fortuna che sbrocchi anche tu, sei umana’. Non caderci è fondamentale. Accorgersi di esserci… mah. Non so se ho imparato, ancora.

  4. virginiamanda

    Brava! Un sacco di applausi per questo post.
    Ora ti racconto una storiella.
    Anni fa stavo con questo personaggio. Per tutto il tempo avevamo giocato al “siamo indipendenti” e al “non leghiamoci”. Era diventata più una relazione di forze, una gara, una competizione che non un rapporto umano affettivo. Finché non scopro che a lui questa situazione di “stiamo assieme ma non leghiamoci” che tanto solleticava il mio bisogno di sbandieramento d’indipendenza faceva stra-comodo, visto che ambiguo (più che ambiguo, anzi!) con l’ex che *settimanalmente* ci ri-provava. Io sempre accomodante, sempre tranquilla, sempre “massì, che sarà mai, magari lei è rimasta veramente sotto”. Ma dopo una vacanza di venti giorni nei Balcani con lui torno a casa e mi rendo conto che io non ho proprio voglia di fare l’accomodante tutta la vita con uno che non sa quello che vuole. Che non sa CHI vuole. Che non sa fondamentalmente NIENTE.
    Prendo, vado e lo mollo.
    Ma anche lì, con garbo ed educazione. Niente scenate, mi accompagna pure all’aeroporto il giorno in cui torno in Italia. Niente lacrime.
    Poi capisco perché: appena tornata inizia a martellarmi di mail e telefonate. “Ti prego, torniamo insieme, la distanza non sarà un problema, prenditi questa pausa ma poi torniamo insieme”. Lo tratto ancora con le buone, spiego, sono gentile ed educata (ma risoluta).
    Passano un paio di mesi: si rimette con l’ex.
    Poco tempo fa: vedo le foto di loro due su Facebook. Lui è dimagrito tantissimo, è solo ossa ora. Lei ha un sorriso sempre carico di pena. Sono foto che dovrebbero immortalare una coppia di ospiti felici ad un matrimonio estivo ma sembrano una coppia malata.
    Lui mi scrive, facendo il garrulo. Facendo il figo. Facendo quello che c’ha solo guadagnato.
    E lì, signorsì, è arrivato il momento per dirglielo.
    Senza più nessun garbo né educazione.
    Hai voluto la bicicletta? Mò pedali.
    (Scusa la lunghezza! Il mio proposito per il nuovo anno è: se sei un cretino, te lo farò sapere)

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