Fa la cosa giusta – Albione edition

Cos’erano? Tre settimane  che non prendevo un aereo?

Non vedevo l’ora di andarmene da queste quattro case in un angolo del mondo per respirare dell’aria nuova. Aria respirata da altre seicento persone. Aria condizionata che arrivava direttamente dal polo Nord.

Se l’anno scorso mi avevano mandato a Disagioville, quest’anno sono stata rispedita ad Albione, perchè chiaramente gli organizzatori di conferenze non sono dotati di una mappamondo e continuano a rimbalzarmi tra la solita manciata di posti. La conferenza, per lo standard degli eventi di questo tipo, era una roba grossa e soprattutto lunga: cinque giorni di socialità forzata in cui gente che fa più o meno le stesse cose si ritrova in uno spazio ridotto, sperando che qualcosa di buono ne venga fuori.

Potrei raccontare mille cose: del post-doc bonazzo di Vienna, il marpione Belga, le (tropp(issim)e) birre, la ggente che tu la vedi e pensi che siano degli sfigati senza speranza che non possono sostenere una conversazione, la felicità dopo cinque giorni di avere un pomeriggio in cui puoi fare un pisolo e non ci sia nessuno che ti rompa le palle.

Però delle cose pseudo-scientifiche su questo blog non ci è dato parlarne. Pare brutto ma sono le regole. Qui si parla di roba sugosa e soprattutto fatti miei.

E’ successo che ho chiuso un capitolo, quello con il collega che vive di là dal ponte. Mi è sembrato un’infinità di tempo che non dicevo un no, che alla fine a fare due conti di no ne ho detti anche meno di un anno fa, ma questo era un no detto con sicurezza, a denti stretti. Era un no che non sapevo se sarei stata capace di dire: con il fatto che le cose sono andate a scatafascio nell’ultimo mese, un po’ di compagnia è un ottimo modo per scacciare i pensieri, o almeno rimandarli a più tardi. E invece ho detto no e mi è sembrata la cosa più ovvia da fare, la cosa giusta da fare. Non sono serviti gli apprezzamenti, le occhiate e i messaggi ambigui.

Sono rimasta sulle mie posizioni e mi va bene così.

Me lo ero ripromesso tempo fa, dopo che ci eravamo sentiti, ancora ai tempi dell’Olanda. Era il tempo di finirla con questo prendersi e lasciarsi e dopo ben due anni e una serie costante di ritorni, si può dire che è roba passata.

Ma.

Quando sono tornata in aeroporto, ieri sera, e due davanti a me si mangiavano la faccia dai baci non ho potuto non sentire che il respiro un po’ si affannava, il torace diventava stretto e l’aria non bastava. Vuoi che sia stato il ritorno a una vita “normale”, vuoi che con gli aeroporti di questi tempi ho un rapporto di amore-odio, ma nell’aspettare il treno avevo un bel po’ di cose a cui pensare.

Pensavo che anche se ne ho messo alle spalle uno, me ne rimane ancora uno da accantonare, quello più recente. Pensavo che è un periodo in cui la testa è piena di preoccupazioni e che io riesco ad affrontare un problema alla volta, quindi lui dovrà aspettare. Non che si starà struggendo perchè ho smesso di contattarlo, avendo smesso lui per primo. Solo che adesso non mi sento proprio di promettere niente a nessuno. Pensavo che lo ho pensato e penso che lui non faccia lo stesso. Penso che questo sia triste, come mi attacco alle persone e non le riesca a mettere da parte, a come adoro vivere nel passato, mentre il tempo (e le persone) là fuori vanno avanti.

Pensavo che il mio collega ed ex ragazzo mi ha chiesto se di questo qui io ne fossi innamorata e pensavo che io non sono stata capace di dire di sì. Proprio non mi veniva. Gli ho risposto che mi piaceva, tanto. Che forse è un primo passo per ammettere che tutte queste paturnie presto si dissolveranno. Magari alla fine di Luglio, che è stato brutto quanto i mesi precedenti sono stati belli.

Perchè il karma è una troia e non gliene importa se tu fai la cosa giusta.

  1. zubenELG

    Aw. Quella sensazione che tu descrivi come “torace che diventa stretto” mi ha sempre affascinato. Tutti provano più o meno la stessa cosa, è una sensazione universale e allo stesso tempo misteriosa (ha un nome preciso? qualcuno si è mai fermato a studiarla? da quali muscoli è provocata?).
    A volte penso che sia la ragione per cui, storicamente, si attribuisce al cuore l’origine dei sentimenti.
    A volte la considero come una bussola, un indicatore che mi mostra la direzione in cui voglio andare.
    Riguardo alla “cosa giusta”: è vero, sul momento può non essere facile, ma penso che sia un po’ come mettere da parte dei risparmi. Adesso costa un po’ di sacrificio, ma fra qualche tempo, tutto quello che hai messo da parte sarà lì, a tua disposizione in una sorta di “Banca dell’Esistenza” dalla quale potrai prelevare forza, fiducia e coraggio.
    E come direbbe Katniss Everdeen, “May the odds be ever in your favor.”

  2. Pingback: Questa è la fine di un’epoca | Appartamento Svedese

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