A tutti serve una buona ragione per andare al lavoro

(Ho abbozzato diversi post davvero pesanti, della stessa densità dell’iridio, ma quello di cui ho voglia qui e ora è qualcosa di leggero e quindi eccoci qui a raccontare di questa ennesima stronzata)

Sono passate già tre settimane e due giorni da quando le mie vacanze sono finite, e mancano tre mesi esatti a Natale, giusto per dare l’idea di quanto non mi pesi questo ritorno al lavoro. Mille scadenze, di cui una, la più grande scadenza di tutte, è fissata moralmente per il prossimo Giugno, quindi sono qui a testa bassa a pedalare.

Ça va sans dire, che le scadenze (e occasionalmente un po’ di amore sfuso per il mio lavoro) sono quelle che mi mandano al lavoro tutte le mattine verso le otto e mezza. Però quest’anno al mio ritorno dalle vacanze ho trovato una piacevole sorpresa ad attendermi, che aveva la forma di nuovo PostDoc bello bellissimo in una maniera quasi imbarazzante.

Costui viene da un’università in cui ho contatti (e in cui dovrei aver transumato per un certo periodo l’anno scorso) e una sua ex-collega a Luglio mi aveva detto che un ragazzo sarebbe venuto a Settembre. Io ho preso l’informazione, l’ho scritta su un post-it che ho incollato nel lobo occipitale destro, poi sono andata in vacanza e il post-it deve essersi staccato ed è finito dietro a tutto l’adipe che ho immagazzinato a furia di panelle e arancini. Così il primo giorno di ritorno dalle vacanze, mentre stavo affogando tra le migliaia di revisioni del mio articolo, vengo prelevata da uno dei professori che mi vuole assolutamente presentare ad un nuovo PostDoc che è appena arrivato. E lì appena lo vedo ho un paio di secondi di vuoto totale in cui penso che questo lo devono aver mandato per sbaglio quelli del casting dei modelli di H&M, e poi ho avuto l’epifania. Nemmeno fosse uno dei membri dei One Direction e io una fan in preda ad un attacco isterico, gli punto il dito contro e esclamo “Ma io so chi sei! Sì, A. mi aveva detto che saresti venuto!”. Ottimo inizio, una roba sobria per non farsi riconoscere.

Qualche giorno dopo arriva il fine settimana e io che sono sempre stata una Wendy per tutti i bambini sperduti che approcciano queste lande, non mi tiro indietro davanti a un PostDoc, così lo incontro per i corridoi e gli chiedo se ha piani per il sabato e se mi vuole dare il suo numero di telefono. Ma ricordiamoci che il soggetto in questione è bello bellissimo in una maniera quasi imbarazzante, per cui mi sento in dovere di sottolineare le mie intenzioni puramente umanitarie di questa richiesta, farfugliando una frase sconnessa che conteneva le parole “colleagues”, “beer”, “saturday” e “normal”, non necessariamente in questo ordine. Un po’ stupito per il mio essere diretta o perchè mi voglio prendere cura del suo equilibrio psicologico facendogli incontrare altri bipedi dal pollice opponibile, accetta a darmi il numero, che ovviamente scrivo correttamente solo dopo mille tentativi perchè il suo accento inglese, diciamocelo, fa un po’ cagare, in netto contrasto con le sue doti fisiche, nel caso non lo avessi sottolineato già a sufficienza.

Iniziamo a uscire insieme con colleghi e con altri amici e inizio a scoprire cose di lui che farebbero venire degli svenimenti isterici a qualunque donna eterosessuale tra i 16 e i 65 anni, di cui vado a fare un dettagliato elenco:

  •  fa triathlon, corre maratone e ha un passato da ciclista
  • parla quattro lingue e vuole imparare pure lo svedese
  • è un chimico (che a mio dire è ragione necessaria e sufficiente per almeno uno svenimento)
  • preferisce i cinema piccoli ai multisala
  • gli piace Londra

Diciamo che quando ho pensato di fare questo elenco mi ero immaginata di venire fuori con una lista della spesa che non finiva più (e gli ultimi tre punti sono trascurabili per la stragrande maggioranza della popolazione mondiale) e invece questa défaillance mi conferma la conclusione a cui ero più o meno giunta qualche giorno fa, non appena sono riuscita a superare le caldane e i risolini isterici quando ci incrociamo in corridoio. E la conclusione è che sarà anche bello bellissimo in maniera quasi imbarazzante ma dopo di quello, bah…

Va bene, non è da tutti sapere parlare quattro lingue e correre a destra e a manca più veloci della luce ma qui non stiamo compilando un questionario delle proprie abilità e quello che marca più crocette (check!) vince. Qui stiamo parlando di budella in subbuglio e per quanto mi riguarda il mio intestino sta vivendo in tutta tranquillità la sua vita (di merda).

Queste sono le (amare) conclusioni che traggo dopo questi mesi un po’ così e una recente sovraesposizione a film pseudo-realistico-romantici in cui con un occhio si guarda alla perfezione dell’amore in 16:9 e dall’altra ci sono degli sprazzi di cinismo quotidiano che io facevo sì sì con la testolina e mettevo una firma sotto quelle parole. Tipo quando dicevano che da giovani (sic!) siamo portati a pensare che è facile trovare persone con cui connettere e invece con il tempo ci si rende conto quelle persone capitano raramente nella vita e alla fine mandiamo all’aria quelle occasioni e ci riduciamo a “connetterci malamente”. E per quanto mi riguarda non è nemmeno detto che le connessioni di cui si parla qui sopra siano delle connessioni realmente esplorate, ma piuttosto intendo connessione che sono rimaste in potenza, sospese, racchiuse in uno spazio di tempo limitato e, soprattutto, passato.

E quindi va così. Il PostDoc rimane dov’è, senza che io nemmeno mi improvvisi una panterona da laboratorio (salvo imprevedibili rivelazioni semi-personali del sopramenzionato soggetto che mi rivoltino come un calzino e facciano sbarbattare il mio cuore come una carpa spiggiata sulle rive del Po).

Però almeno ogni giorno, quando vado al lavoro, c’è lì qualcuno che mi saluta ed è bello bellissimo in una maniera quasi imbarazzante. Che insomma, buttalo via!

    • Frou Svedese

      Non ce n’è. Ormai è un mese che questo bazzica da queste parti e, nonostante le mie amare considerazioni qui sopra, quando mi fa i sorrisoni io mi sciolgo e non capisco più niente.
      Quando passi per un caffè da queste parti fai sapere che così condividi il lustro degli occhi!

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