Idee balenghe 2014

Se scrivo un blog è perchè mi faccio delle esorbitanti pippe mentali, e questa non è una novità. Per questa ragione, non deve stupire che a cavallo di questi due anni io mi trovi a scrivere di cose successe negli scorsi 365 giorni o che (forse) succederanno in altrettanti giorni a venire. L’originalità non ci è data in questa stagione.

I bilanci sono sempre facili da fare, soprattutto per me che già dal 2 Gennaio sono pronta matita alla mano a mettere in colonna, sommare, detrarre e tirare righe. E per questo non li farò: certe cose sono andate bene bene, altre sono andate male male. Sarebbe stato anche un buon anno non fosse che. Di sicuro quest’anno si può dire che è stato pieno di cose, cose che sono successe e non c’è stato il tempo di annoiarsi. Magari Febbraio è stato un po’ noioso, ma io lo devo ancora incontrare uno che si è divertito a Febbraio.

Quello che invece mi preme di mettere nero su bianco sono tutte quelle idee scriteriate che ho per il 2014. Più che idee para-filosofiche, tipo la pace nel mondo, essere più buona con il prossimo e tutta l’antologia di buoni propositi da Miss Universo qui si parla di ciccia concreta che si potrebbe materializzare un giorno qualsiasi del prossimo anno. Pronti. Partenza. Via.

Idea balenga uno: fare un mini triathlon. Che per i profani vuol dire nuotare per 520 metri, pedalare 18 chilometri e correrne 4,2 tutto di seguito. Sorprendentemente il nuoto è dove vado quasi meglio (che se mi vedesse il bagnino dei corsi di nuoto estivi della me seienne stenterebbe a crederci), sono ottimista sulla bicicletta anche se al momento ho provato solo al chiuso, però è la corsa ad essere il punto debole. Fino a qualche anno fa andavo a correre quando avevo le mie paturnie, quindi molto spesso, e fu così che mi iniziai ad avere problemi alle ginocchia. Da quest’anno ricomincio a correre, o almeno ci provo!, forte di un paio di scarpe da ginnastica cazzutissime, quindi ginocchia mie adorate fate le brave. Che poi il problema non è tanto fare le tre cose separatamente ma il farle tutte insieme una dopo l’altra. E nuotare in acque aperte in mezzo a una mandria di persone. E pedalare ancora bagnaticcia. E dovrei comprare una bici da corsa. E il casco. Robusto. Che a pensare a tutte le cose che devo passare per correre un mini triathlon viene da chiedersi “perchè mi voglio imbarcare in un’impresa del genere?”. La risposta è: “perchè no?”.

Un buon motivo per cui potrei dovrei dire di no è che quest’anno finisco il dottorato (ovviamente, a ridosso della data del mini triathlon, facendolo diventare un quadrathlon perchè qui ci piace vivere la vita al limite). Già so che scrivere la tesi sarà un’opera che metterà a dura prova i miei nervi: ci sarò io che spingerò perchè le cose siano fatte con dovuto anticipo mentre i miei capi si ridurranno a fare la loro parte all’ultimo minuto e io mi ritroverò a passare le nottate a lavorare, stramaledicendo il dio della procrastinazione con una flebo di caffè in endovena. Ma l’idea balenga numero due non è impazzire per laurearmi ma abbandonare un posto di lavoro “sicuro” e fiondarmi verso l’ignoto (almeno per ora).

Anche se in via ufficiosa (scaramanzia non ti temo), i capi mi hanno già chiesto diverse volte se potrei rimanere a lavorare per loro per un paio d’anni dopo il dottorato, al chè io ho sorriso e rimandato la conversazione al futuro, mentre dentro di me pensavo fortissimo a un “NO” fatto di neon a tinte psichedeliche. Le ragioni che avrei di accettare sono la “sicurezza” di un lavoro e lo sbattimento zero che c’è nel rimanere dove si è (niente traslochi, niente amici nuovi, niente file all’ufficio immigrazione) che sono motivi da pensionato pigro. Invece le ragioni che ho per andarmene sono molteplici : se restassi vorrebbe dire stare in Svezia per un totale di sette anni, rendendo molto difficile un eventuale schiodamento futuro, se non addirittura impossibile, e io non voglio invecchiare in Svezia; se restassi continuerei a vivere in questa cittadina della provincia marginale d’Europa (a sei chilometri di curve dalla vita); se restassi sarei l’unica del mio gruppo di amici ad essere rimasta e allora tanto vale andarsene; se restassi, lavorativamente, rimarrei sempre uguale ma se mi spostassi potrei imparare cose nuove.

Ma se non resto dove vado?
Che è un po’ la domanda che mi fanno tutti quando gli dico che tra un anno ciao Svezia, e tutti strabuzzano gli occhi quando dico che al momento non lo so. Potendo scegliere, andrei da qualche parte in Europa, un luogo possibilmente in una città medio grande che si trova tra due paralleli immaginari tracciati al Sud della Svezia e al Nord Italia (Italia abbastanza esclusa). Per il momento sono abbastanza soddisfatta di sapere che cosa voglio e di sceglierlo, invece di lasciarmi scivolare addosso le proposte di lavoro venute dall’alto. Per riempire di idee di rilocazione l’attuale mappamondo di cui sopra c’è un bel pezzo del 2014 per pensarci, ma non preoccupiamoci troppo che tanto con le mani in mano non ci resto.

Difatti, se anche dovessi tergiversare un po’ più lungo nella ricerca del mio prossimo approdo, non rimarrò certo a girare in tondo nella mia stanzetta fino a fare un solco per terra. Se proprio dovessi avere del tempo libero io ho già la valigia pronta per partire (idea balenga numero 3). Il piano di fuga provvisorio, a cui io penso e anelo da un pezzo, ha come meta prevalentemente il sud est asiatico con le città incasinatissime, e le montagne senza anima viva, animali feroci esclusi, e il mare che va beh che cosa te lo dico a fare? Come progetto collaterale, ma non per questo meno importante, vorrei cercare di scroccare un viaggio serio di lavoro, più precisamente c’è una conferenza negli Stati Uniti che pullula di gente che potrebbe offrirmi un lavoro (soluzione all’idea balenga due E tre in un colpo solo!). Che poi se già hai attraversato un oceano vuoi non fermarti un po’ a vedere che succede di là? Vuoi fermarti vuoi, altro che!

Oltre alle idee di cui sopra ci sono in cantieri altri progetti più convenzionali, come concerti e film da vedere, ammazzarmi di sport grazie alle Olimpiadi Invernali e ai Mondiali che spero di vedere assieme ad amici e conoscenti di diverse origine. Per il resto, caro 2014 (ti posso chiamare caro?), fai un po’ tu. Io ho grandi aspettative su di te, hai tutte le carte in regola per essere un anno di quelli che verranno ricordati nei tempi a venire, quindi poche stronzate grazie.

  1. gattosolitario

    Beh, fare il post-doc in un posto diverso è importante da un punto di vista di crescita professionale ed umana. Dovresti provarci ed iniziare a prender contatti! Singapore sarebbe anche un gran posto!

    • Frou Svedese

      Singapore è dove secondo i piani dovrei iniziare il mio viaggio alla scoperta del sud est asiatico, tipo mettere i piedi nell’acqua per abituarsi alla temperatura prima di immergermi nel profondo est. Però per un post-doc non lo avevo considerato! Soprattutto, quello che faccio io (biocatalisi) è sviluppata nella Mitteleuropa quindi è meglio rimanere in zona Euro. Comunque ti quoterò al prossimo che mi dice perchè voglio lasciare un posto “fisso”.

  2. Benito Cremonini

    l’importante per me oramai bisnonno che continui a scrivere è come tenermi in contatto con quanti di voi RAGAZZINI avete avuto le capacità coraggiose che io, e tanti altri non abbiamo avuto ormai 50 anni fa! Auguri, comunque scegli VA BENE (ma salva le ginocchia fra qualche 10 anni ti saranno preziose)…

  3. areykjavikconloscotch

    Gattosolitario dice bene, anzi, benissimo. Non serve neanche tirare in ballo il solito Cacucci, con la storia delle radici e delle gambe…
    Di Singapore so poco, se non che pare esserci una specie di fuggi fuggi verso l’amena località. Un motivo ci sarà!
    Di certo, se Frou Svedese deciderà di trascorrere del tempo negli Stati Uniti, almeno il 50% di PNS (cioè io) lo prenderà come un segnale e deciderà, finalmente, di prendere armi e bagagli e rotelle tagliapasta e cercar fortuna a San Francisco.
    Dovrò solo diventare semi-ricca prima (nonché convincere l’altro 50%, forse), ma vabbe’, cosa vuoi che sia?
    Ma questa biocatalisi mi si applica anche al campo alimentare, vero? Che bello!
    (sempre io, la bergamasca springsteeniana)

    • Frou Svedese

      Purtroppo per svariate ragioni sia Singapore che San Francisco non fanno parte della mia lista di papabili destinazioni, ma vuoi mettere la il golden gate con le grigie città post-industriali della Vestfalia? Ecco, meglio non pensarci. Comunque se vuoi insegnare ai crucchi a tirare la sfoglia sei comunque la benvenuta! La biocatalisi si applica a tutti i campi ma se chiedi a mia zia lei ti dice che io lavoro per salvare l’ambiente tipo Greenpeace (o almeno così dice alle sue colleghe).
      Ora devo andare ad assaltare una baleniera, ciao bergamasca springsteeniana!

  4. HappyAladdin

    E’ da tanto che ti leggo ma i tuoi post-elenchi (nel senso di articoli, non nel senso di momenti conseguenti alle liste) sono i miei preferiti e mi ricordano che ti voglio bloggherecciamente bene anche perché ragioni in modo simile a me 😀

    Ti mando un ingombrante in bocca al lupo per questo inizio, e se devo tifare per qualcosa (a parte la proposta balenga uno, che devo dire mi terrorizza se mi metto nei tuoi panni), voto sicuramente per la combo conferenza cazzuta+proposta2e3. Anche se il sudest asiatico…

    Ti abbraccio, cara 🙂

    • Frou Svedese

      Grazie l’in bocca al lupo e per i complimenti e sì, siamo un po’ sulla stessa barca per questo ci capiamo noi due!
      Renderò conto sui progressi delle varie idee balenghe!
      Un abbraccio

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