Non è un paese per denti

Una volta ogni qualche anno ho un problema ricorrente ai denti. Niente di grave, però dato che sono una persona in buona salute per 362 giorni l’anno, i restanti 3 giorni in cui ho qualche magagna ho un livello di sopportazione infimo e divento una persona insopportabile. Fu su queste premesse che si consumò la piccole tragicomica vicenda di me, i miei denti e la Svezia tutta.

La scorsa settimana ero una iena. Avevo un’infiammazione alle gengive e sebbene non sia una questione di vita o di morte è uno di quei fastidi martellanti che sono in grado di far perdere la pazienza ai santi. Tutto quello di cui avevo bisogno era una pulizia dentale e una pacca sulla spalla, niente di trascendentale quindi. Non fosse che abito in Svezia.

Il sistema sanitario Svedese è bislacco e per mia fortuna ne ho testato le prestazioni in rarissime occasioni. Ogni Svedese (o sedicente tale) è assegnato a un ambulatorio (che si chiama Vårdcentralen) che sarebbe un po’ il nostro medico di famiglia. In Italia, quando ero malata andavo dal medico di famiglia in orario di visita e passavo interminabili ore nella sala d’attesa con le vecchiette dai malanni immaginari, quelli che sbuffano perchè devono solo farsi una firma e vedono approssimarsi l’arrivo delle calende greche in quella sala d’aspetto, il tutto vivacizzato dal via vai di informatori scientifici. In Svezia non c’è niente di tutto questo. Se sei malato devi chiamare la vårdcentralen e, dopo aver passato una buona mezz’ora in coda ad aspettare il tuo turno, ti risponde un’infermiera. Queste infermiere sono addestrate a far vacillare la tua più solida convinzione da ipocondriaco e a convincerti che non hai niente. Se proprio il problema persiste puoi richiamare tra una settimana, ma è sottinteso che se non ti fai più sentire è molto meglio. Purtroppo l’infermiera Svedese nulla può davanti a una donna Italiana, conscia del sordido meccanismo, che può mettere in scena un teatrino con i controcazzi in arte del lamentarsi applicata.

Ma perchè racconto tutta questa cosa della vårdcentralen? Se in Italia il dentista pubblico è una figura losca, in genere rappresentata da uno studente fresco di laurea alle prime armi al quale non affideresti nemmeno il cane da pisciare, in Svezia, paese del socialismo endemico, il dentista pubblico è la prassi. Per andare dal dentista si fa come con la vårdcentralen: si chiama il numero, si fa la coda e se sai lamentarti con sufficiente convinzione ti ricevono il giorno stesso. Quindi, lo stesso pomeriggio, vado baldanzosa incontro al mio doloroso destino quando l’inaspettato succede.

La dentista mi visita e mi dice: si hai ragione tu, non ci sono carie ed è tutto a posto ma hai bisogno di una pulizia dentale.
E questo già lo sapevo.
Torna tra un mese per la pulizia.
Un mese? Un mese con questo fastidio? È forse una punizione divina per tutte quelle volte che non ho passato il filo interdentale?

Quando vado a pagare l’obolo per la visita (tempo totale 10 minuti) l’infermiera alla reception mi da un foglietto per ricordarmi dell’appuntamento e io richiedo se non ci fosse la possibilità di venire prima. L’infermiera guarda lo schermo del computer, scrolla la testa e mi dice “Se si liberasse un posto ti chiamo”, che è un po’ come quando una di quelle bellocce di provincia dice allo spasimante di turno “sono impegnatissima ma se mi rimane una sera libera usciamo insieme” e dopo quella frase non si farà sentire mai più. Sconsolata, io e i miei denti siamo tornati sui nostri passi ma come dicevo la pazienza nei tre giorni di malattia annui non è il mio forte, per cui ho decido che è il momento di prendere in mano la situazione: chiamare un dentista privato.

Il fatto con i dentisti privati in Svezia è che sono creature mitologiche metà uomo e metà sanguisughe perchè nessuno li ha mai visti ma tutti ti mettono in guardia perchè sono carissimi. Considerando che per la prima visita avevo speso ben 7 euro (ma solo perchè lo stato ti abbuona 40 euro di dentista all’anno e io me li sono giocati tutti lì) e considerando che ero ingodibile dopo un giorno, figurati cosa sarei diventata dopo un mese, mi sono lanciata in questa impresa. Apro le pagine gialle e chiamo il primo dentista, che però alle 16.30 aveva già chiuso lo studio ed era andato a giocare a squash o a golf o a un qualunque sport che si confà a un dentista. Non mi sono rassegnata e gli ho mandato una mail spiegando la situazione e se non aveva un buco nella sua fitta agenda. Il giorno seguente mi risponde dicendo che lui ha già troppi pazienti (!!!) e che proprio non ce la fa a visitarmi. Caro dentista golfista, intanto se tu lavorassi più di sei ore al giorno avresti molto più tempo per nuovi pazienti e in secondo luogo non ho intenzione di mettermi a campeggiare nel tuo studio per tutto l’inverno, vengo e tempo mezz’ora me ne vado. Ma lui non ha tempo, c’è già un bordello di gente che si ostina a venire a farsi curare da lui quando invece lui nella vita ha il solo obiettivo di battere Lotti.

Non mi sono data per vinta perchè sono una rompicazzo con la testa dura, così ho chiamato un altro dentista, con lo studio un po’ meno in centro e senza e-mail. Mi risponde una signora e dopo che le spiego la situazione mi dice che se voglio posso venire tra un’ora. Incredula mi precipito al tempo stabilito con un sorriso stampato in faccia, per quanto possa sorridere una che deve pur sempre andare dal dentista! Al secondo piano di un palazzone c’è lo studio, mi accoglie la dentista in persona, una signora sulla sessantina, gentilissima, che mi fa notare che sono cinque minuti in anticipo e che lei è in pausa caffè ma mi fa accomodare in sala d’aspetto e mi dice che torna tra un po’. Al suo ritorno, la signora dentista è accompagnata da una sua coetanea che deduco essere l’assistente. Alle due zie qui, che chiameremo per comodità Pinuccia e Vanda (nomi di semi-fantasia di mie zie realmente esistenti), si vede che gli piace mettere le mani in bocca alla gente e fanno un lavoro preciso: prima mi contano i denti che non si sa mai (sono 32, due denti del giudizio sono stati stroncati sul nascere), poi fanno la tanto agognata pulizia dentale e infine tirano fuori da un improbabile cassetto una pasta per limitare la sensibilità dei denti al freddo (che quando me la mettevano una leggeva le istruzioni e l’altra eseguiva, che dio solo sa cosa mi hanno messo in bocca!). A visita conclusa la Pinuccia mi fa il conto, 70 euro di visita e 40 di pulizia, poi mi guarda e si vede che le faccio un po’ pena perchè tira su un bel rigone sulla voce visita e relativo costo e mi rimpinza di campioncini di dentifricio nemmeno fossi da Sephora. Prima di andarmene mi sono sentita in dovere di ringraziare ancora una volta, anche se lo avevo già fatto prima e durante la visita, e la Pinuccia mi dice con un sorriso imbarazzato che il suo lavoro è un servizio e che non ha fatto niente di speciale. Il che in effetti corrisponde a verità ma dopo aver elemosinato una mezz’ora dal dentista per due giorni me ne ero dimenticata.

Il motivo per cui scrivo è che stamattina all’alba delle 7.45 mi suona il telefono. Mentre io facevo passare in rassegna l’almanacco delle sfighe apocalittiche per cui qualcuno deve chiamarmi così presto, rispondo ed è l’infermiera della vårdcentralen dentistica:  si è liberato un posto e mi chiamava per sapere se potevo andare (al chè la mia reazione interna era più o meno un Mo va a cagher,  anche se ammetto lo stupore per la parola mantenuta). Questa storia un po’ delirante la racconto per dire che non è tutto oro quel che luccica, nemmeno la Svezia lo è, ma che la mia fiducia nell’umanità ha subito un impennata tutto grazie alle mitiche zie Vanda e Pinuccia.

  1. Zuben

    A difesa del dentista pubblico italiano posso dire di conoscere gente che ci è andata e si è trovata molto bene. La grossa pecca sono i tempi di accesso: se vuoi farti curare una carie, prima prendi appuntamento e poi cominci a mangiare dolci senza lavarti i denti!

    • Frou Svedese

      In realtà io mi volevo lamentare proprio del dentista Svedese! 🙂
      La mia esperienza dentistica Italiana (ahimè parecchio approfondita) è in generale abbastanza positiva, anche se poi andare dal dentista è difficilmente un’esperienza strapositiva! Anche sui tempi d’attesa non ho mai avuto grandi probelmi, forse anche perchè il dentista di paese seppur bravo ha un bacino d’utenza limitato.
      Evviva i dentisti Italiani quindi 🙂

      • Zuben

        Sisi, io mi riferivo in particolare al dentista *pubblico* italiano, creatura mitologica tanto quanto il privato svedese da quel che ho capito…
        Peraltro forse conviene venire comunque in Svezia visti i prezzi dei privati!

  2. gattosolitario

    E per chiarire un poco meglio. Anche i privati sono convenzionati con la försäkringkassa. I prezzi sono stabiliti pubblicamente con un minimo, a cui il dentista privato può aggiungere se vuole. Nella mia esperienza pochi lo fanno, altrimenti perderebbero clienti. Quindi i prezzi sono molto omogenei, ma poiché il privato deve guadagnare ti tratta in genere meglio ed ha più tempo. Una cosa interessante della Svezia è che se vivi qui ma non lavori, non hai diritto alle sovvenzioni della FK. Il personnumer, infatti, dá l’assistenza sanitaria, ma non quella dentistica. Quando sei poi iscritto alle FK (solo chi lavora o ha lavorato), puoi avere i vari sconti o bonus come quello che hai usato tu. Da questo punto di vista il dentista non costa troppo. Fino a 3000 SEK (circa) l’anno paghi tu, poi la FK ci mette percentuali sempre maggiori per aiutare chi ne ha più bisogno.

    • Frou Svedese

      Grazie per la spiegazione! A volte ho come l’impressione che tra expat in Svezia si propaghino leggende che poi a forza di raccontarle sembrano vere. Mi hai ufficialmente sfatato il mito! 🙂

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