Sogni caldi/Aquila pericoli

Era da un po’ che non aggiornavo il memorandum dei concerti e visto che ce ne sono stati un paio degni di nota negli ultimi tempi, mentre di tempo per scrivere non ce n’è, ho pensato di metterli insieme e buona lì.

Il primo concerto (che risale a più di un mese fa!) è quello di Timber Timbre. Il biglietto, come al solito, è stato acquistato in un momento di improvviso entusiasmo. Ed è stato acquistato appena prima che i biglietti del concerto andassero esauriti, per cui, questa volta sì, sono andata davvero da sola. Premesso che non è la prima volta che andavo ad un concerto da sola (una volta durante un festival il mio amico mi pianto là da sola a metà pomeriggio dicendo “I’m a bit tired” e un’altra volta la mia amica era prima in ritardo e poi era rimasta imbottigliata nel traffico per ore e quindi mi ero fatta metà giornata da sola) questa volta mi ha fatto un po’ strano essere là solinga in mezzo alla folla. Che puoi guardare il cellulare per cinque minuti come un bimbominkia qualsiasi ma se arrivi con un’ora d’anticipo devi trovare qualcosa da fare. Per ovviare al problema mi sono messa a fare un mini esperimento antropologico e guardavo gli altri astanti del concerto. Tra tali astanti ho riconosciuto il signore che sedeva davanti a me al concerto di Moonface, quello che guardava continuamente l’ingresso come se aspettasse qualcuno che alla fine non arrivò. Anche questa volta era da solo con lo stesso sorriso speranzoso. Mi sono chiesta se il sorriso speranzoso non fosse in realtà un sorriso disturbato. La differenza tra le brave persone e gli psicopatici a me viene difficile coglierle.

Comunque inizia il concerto. Anzi no. Inizia il gruppo spalla. Niente contro i gruppi spalla ma certe volte mi chiedo se non li prendano scarsi apposta. Questo più che scarso era strano. Stranissimo.

Per quanto riguarda il concerto, ammetto che Timber Timbre io non è che li conoscessi proprio benissimo. Ci sono un paio di canzoni che mi facevano venire la pelle d’oca. Come questa e questa. Ma soprattutto la seconda che mi è salita sulle spalle come una carogna durante il film “Stories we tell”. Non li avevo mai visti in faccia questi Timber Timbre e quando un signore sulla quarantina, stempiato, stretto in un completo giacca e pantaloni di una taglia più piccola della sua sale sul palco e si mette a cantare sono rimasta stupita. È questo l’uomo che canta con una voce tremula nel disco o è un impiegato delle poste? Le apparenze ingannano. Rimpiango i tempi di MTV in cui sapevi a cosa andavi incontro.

Il concerto passa tranquillo nella sua ora e qualcosina. Hanno fatto più o meno tutto il nuovo album “Hot dreams” e qualche canzone vecchia ma non la seconda la sopra, of course. Non so se era la situazione, se era il gruppo spalla, se era il concerto in sè ma non è stato poi questo gran che. Bravi, per l’amor del cielo ma di solito quando si ascolta la musica dal vivo si è sempre più coinvolti. Ma non quella volta. Vuoi forse perchè hanno cambiato ogni singolo arrangiamento delle canzoni che hanno suonato che era quasi difficile capire cosa stavano cantando? Forse.

Forse è per questo che ci ho messo tanto tempo a scriverne.

Si vede che mi ci voleva lo stimolo di un bel concerto per parlare della mezza delusione di cui sopra.

Per colpa dei miei genitori che mi hanno cresciuto a pane e Goran Bregovic, quando parte la cosidetta “musica balcanica”* mi si innesca un meccanismo di coordinazione piedi-bacino-spalle e devo assolutamente ballare. Tipo incantatore di sperpenti con il flauto, la cesta e il turbante. Uguale. Però se vai ad abitare in Svezia non ti puoi aspettare di trovare la “musica balcanica” e invece sì: non solo è musica ed è simil-balcanica ma è pure disco!

A farla sono un gruppo che si chiama Discoteka Yugostyle (nomen omen) e son proprio della cittdina in cui abito. E non solo! Due dei ragazzi che suonano nel gruppo lavorano nel mio supermercato di fiducia (ora ex supermercato di fiducia perchè ho traslocato ma il thè PG ce l’hanno solo loro per cui ogni tanto ci torno pure). Uno dei ragazzi (che non ho mai ben capito che ruolo abbia al supermercato) è quello che viene adescato con il biscotto e poi (spoiler) rimane schiacciato dalla lavastoviglie, invece l’altro che penso sia il fruttivendolo è quello che si accuccia e suona la tromba per vendicarsi dello schiacciamento del suo collega. So che sembra non aver alcun senso quello che ho scritto ma a guardare il video si capisce tutto e ci si fa un trip mica da ridere.

Ovviamente, i miei concittadini qui li ho già sentiti tre volte dal vivo, quattro con l’ultimo concerto. Come ogni gruppo beniamino del paese, godono di quell’aurea un po’ tipo Max Pezzali a Pavia ed ogni volta che suonano diventa sempre un evento.

La cosa più bella dei loro concerti sono loro e il pubblico. Nonostante siano algidi Svedesi gli deve scattare la molla pure a loro con la “musica balcanica” e alla fine si vedono scene di gente che si muove più o meno scoordinata e balla come se non ci fosse un domani. Bravi Discoteka Yugostyle!

 

* “musica balcanica” viene virgolettato perchè mi sembra di fare una generalizzazione spropositata. Poi magari i balcanici non se la prendono, ma io sì.

 

PS: questo post giaceva scritto e finito da qualche settimana. In realtà c’è ben altro che bolle in pentola di cui dovrei scrivere ma certe cose prima di scriverle bisogna passarci in mezzo. Cose belle, eh. Poi torno. Poi.

  1. virginiamanda

    Appunto, vedi di tornare e spiegare!
    Ché io ho un commento pieno di buoni consigli (sai com’è quando non si può dare il cattivo esempio, diceva quella famosa canzone…) su come trovare lavoro e cercare di farti assumere ma se prima tu non chiarisci non parlo che magari poi parlo per niente!!!
    Abbracci comunque!

    • Frou Svedese

      Hai ragione anche tu! Ho pubblicato sta cosina scritta una qualche mattina in cui avevo dormito troppo poco e invece c’è dell’altro da scrivere.
      Spoiler: non si tratta di lavoro. Però i consigli De Andreiana forgia sono sempre re ben accetti. A presto!

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