30 anni per due

Poi per un po’ la smetto con Paolo Conte.

Solo che in questo caso questa canzone è proprio necessaria. E non solo perchè al concerto di Paolo Conte ci siamo proprio andati (e alla fine no, non ho rimandato la partenza e comunque quella è un’altra storia).

Sull’onda (su onda!) emotiva di Dallas buyers club* mesi fa avevo fatto un acquisto azzardato: tre biglietti per il concerto di Paolo Conte al Vittoriale in gradinata “poveracci” non numerata (che comunque era l’unica tipologia di posto ancora disponibile). Uno per me e due per coloro che mi stanno dietro da che sono nata, ovvero i miei genitori.

Il regalo aveva piú di una ragione di essere:

1. Perchè mio padre ha fatto sessant’anni quest’anno e lui ama Paolo Conte

2. Perchè i miei hanno fatto trent’anni di matrimonio quest’anno e mio padre adora Paolo Conte (mia madre no, ma se ci siamo io e mio padre lei viene anche solo per la compagnia!)

3. Perchè Paolo Conte inizia ad avere un’età e volevo andarlo a vedere con mio padre (che pure, nel suo piccolo, inizia ad avere un età)

Non voglio raccontare tanto del concerto: è stato bello, ma questo lo si sapeva già. Il vero spettacolo non era Paolo, non l’orchestrina, ma mio padre. Non è che a casa mia non si sorrida, ma gli ho visto in faccia una espressione così soddisfatta alla fine del concerto che non la vedo spesso. Un sorriso autentico, dimenticate le tensioni di quel lavoro che si è scelto e stramaledice quotidianamente, la faccia rilassata con quelle poche rughe sul viso pieno. Un sorriso sotto ai baffi, come quelli di Peul, che se se li tagliasse non lo riconoscerei più. Gli stessi baffi che gli avevo diseganto su una carta d’identità che ci avevano fatto fare all’asilo, quella in cui asserivo che era alto trenta metri.

Mio padre dice che quando va in pensione vuole trovare un pezzo di terra per allevare dei vitelli biologici. Poi i vitelli li vuol portare in giro a pascolare e li chiama Vitellozzo, seguito da un numero crescente. In questo piano infallibile non ha tenuto conto che i Vitellozzi non sono autosufficienti e se non vuole passare ogni giorno dell’anno con i suoi Vitellozzi gli serve un socio, ma appena lo trova e appena va in pensione è fatta. Mio padre è campione inter-regionale di idee bislacche.

L’eccentricità delle sue idee può essere dovuta dal fatto che da giovane era un’artista. Aveva addirittura fatto una scuola e ci sono dei suoi lavori appesi al muro in casa. Dalle poche foto che visto di lui da giovane doveva essere un capellone (paga per ora!) fascinoso. In più con l’aggiunta della frequentazione della scuola d’arte mi immagino che avesse il suo mercato. Immagino perchè delle vite amorose dei miei genitori prima che si incontrassero so davvero poco. Per mio padre è stata nominata una volta una morosa di quando era a militare in Puglia ma chissà che fine avrà fatto. Chissà se se lo chiede anche lui. Chissà che cosa ha combinato mia madre da giovane.

Per risolvere tutti questi interrogativi potrei semplicemente farle queste domande. Però, nonostante la curiosità, non me la sento proprio. Ho un ottimo rapporto con i genitori, una roba da pubblicità del Mulino Bianco, ma in quelle pubblicità ci si sorride e ci si vuole bene ma non si fanno domande imbarazzanti. Ecco, l’unica differenza tra la mia famiglia e quella del Mulino Bianco è che i miei non si baciano. Mai. Non ho memoria di un bacio tra i miei genitori, nemmeno a stampo. A me sì ma tra loro mai. Fortunatamente, dico io, con l’età, la figlia fuori di casa e magari una puntina di demenza senile hanno iniziato ad avvicinarsi e a stuzzicarsi a vicenda come dei pre-adolescenti quando ci chiamiamo via skype. A guardare bene mio padre non sembra questo campione di romanticismo. La sua massima espressione di romanticismo in tempi recenti è stato recitare appena sveglia a mia madre un pezzo della canzone qua sopra “Marisa, svegliami, abbracciami. È stato un sogno fortissimo”. Mia madre, di tutta risposta, sgrana gli occhi e chiede “Chi è questa Marisa?”.

Così come sono mancati i baci, sono anche mancate le liti. Ho memoria di una sola volta in cui i miei genitori hanno avuto una discussione. La totale assenza di brutti momenti nella mia infanzia fa sì che il mio ricordo di quest’episodio sia piuttosto vivido, nonostante i più di vent’anni passati: c’era il TG2 in TV, erano in cucina, credo parlassero di soldi. Non credo sia l’unica discussione che abbiano avuto ma è l’unica di cui io so. Anche qui, mi chiedo se in questi trent’anni sia andato tutto bene, se ci siano stati momenti in cui la tentazione di lasciare perdere tutto sia venuta.

Ma questa è una domanda retorica. Non la voglio sapere al risposta. Preferisco pensare a loro come alla coppia più salda che ci sia, quella che si prende in giro ogni giorno e che è l’esempio più vivo che ho di come si sta insieme.

Io spero che con l’età possano diventare come quegli anziani che, dopo essere stati insieme una vita, si riscoprono come fossero dei ragazzini alla prima cotta. Quegli anziani che passeggiano all’ombra dei viali alberati dei paesini di provincia, che si tengono per mano e lui, nonostante gli acciacchi del tempo, si china ancora a raccogliere un fiore dall’aiuola per fare colpo sulla sua morosa.

 

*non guardate questo film se a) non volete piangere tutte le lacrime che avete in dotazione, b) fare gesti impulsivi dettati dalla improvvisa catarsi che la vita è troppo breve

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  1. superbalduz

    Anch’io mi sono fatta domande simili alle tue sui miei genitori…e anch’io ne so poco su loro morosi/e del passato! Ho scovato una foto di mia mamma ventenne in Costa Azzurra con un figo stratosferico biondo (“ah David Hill, un mio AMICO”…sì sì “amico”, bel colpo mamma, chapeau), e un vecchio libro di mio papà con dedica di ex morosa, tale Giuliana, una dedica così stucchevole che mi son venuti i brividi a pensare se fosse stata lei mia mamma! Beh buon compleanno a tuo papà e complimenti per i gusti musicali…e digli che quando avvierà l’allevamento dei Vitellozzi voglio essere la prima a saperlo!

    • Frou Svedese

      Doveva essere una gran moda quelle delle dediche nei libri. Un’estate anni fa decisi di iniziare a leggere Cent’anni di solitudine, ne avevamo una copia tra i libri a casa e quindi presi quella. Sulla prima pagina dedica scritta con mano femminile chiaramente rivolta a mio padre. Un giro di parole un po’ banale, che magari il problema è che tutte le dediche sui libri sono banali per loro stessa definizione: qualunque cosa tu scriva prima di cent’anni di solitudine è ovvio che sembrerà una schifezza in confronto al libro!
      Ti tengo informata per l’allevamento dei Vitellozzi 🙂

    • Frou Svedese

      Mi è piaciuto tanto il tuo post sull’argomento. Soprattutto la parte del guardare dalla stessa parte. Bisognerebbe ricordarselo tutti i giorni, non solo agli anniversari. Auguri a loro e a te!
      Un abbraccio

      • HappyAladdin

        Sono d’accordo. E ti auguro tanta gioia, mia cara.
        E’ sempre bello leggerti, ma quando ci sono le novità mi sembra sia familiare fibrillazione 😉

  2. Pingback: And I still believe | grovigliosorridente

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