La finestra sul soggiorno e il meta-tappeto

Questo post andrà in onda in forma ridotta (cioè senza canzone in cima al post) per venire incontro alle mie capacità telematiche.

Qui c’è da avere pazienza. Ma proprio valigie di pazienza. Sono arrivata da poco nella casa nuova e non ho uno straccio di internet. Non ho nemmeno idea di quando potrò riassaporare la navigazione veloce in banda larga (o addirittura fibra ottica). Al momento sono dotata di telefono connesso a internet a velocità bradipo pigro, per cui ringraziamo il cielo se già questo è riuscito a caricarcelo.

Casa nuova, dicevamo. Riassunto rapido: trovo lavoro in Inghilterra e cerco una casa. Dovrei anche cambiare il titolo del blog (ancora!) ma mi metterò a pastrocchiare con le impostazioni di wordpress quando mi connetterò in grazia di dio. Ciò che mi preme ora è di imprimere a futura memoria le impressioni di ben due eventi. Evento 1, la ricerca della suddetta casa Inglese. Evento 2, la presa possesso (e la presa di coscienza) della casa.

Per quanto riguarda la ricerca della casa so di non essere la sola ad avere qualche difficoltà a confrontarsi con l’arduo mercato immobiliare Albionico (tipo http://magaritraduesettimanetorno.wordpress.com, nemmeno i link come si deve riesco a mettere!). Per quanto mi riguarda, grazie a dio non mi sono trasferita a Londra però le insidie da piccola città con grande richiesta di alloggio me le sono trovate lo stesso.

A dirla tutta, io lo sapevo fin dall’inizio che trovare casa sarebbe stato un bel piede nel culo. La mia amica che già abitava qui mi raccontava di bugigattoli affittati in scambio di copiosi dobloni d’oro e che nonostante il salasso si doveva pure dire grazie a fine mese per avere ancora un tetto sulla testa. Così, mi sono rimboccata le maniche e ho iniziato a cercare.

Da quanto ho capito, la regola numero uno in questo sistema malato è la rapidità. Cerchi una casa, trovi una casa, chiami l’agenzia, guardi la casa. Che sarebbe (più) facile a farsi se ci si trovasse in loco e non, per fare un esempio a caso, in Spagna. Così, con un preavviso di due giorni, ho chiamato alcune agenzie, fissato appuntamenti e sono partita con spirito d’esploratore verso questa selva di case. La selva di case consisteva in 3 appartamenti, con 1 o 2 stanze da letto, ammobiliate e possibilmente in posti non troppo reconditi (cioè, bella Downtown Abbey ma io voglio avere delle case con delle persone attorno).

Il primo giorno avevo solo un appuntamento e la casa era la mia preferita, un po’ per la posizione e un po’ perché dalle foto sembrava priva di moquette (spoiler: la parola moquette ricorrerà abbondantemente nelle resto del testo). Quando l’incaricato dell’agenzia, che aveva più o meno dodici anni, apre la porta vedo davanti a me una scala stretta e ripida ricoperta di moquette. Mi faccio coraggio e salgo in casa. Una cucina con soggiorno annesso. Una stanza da letto, intendendo che la stanza è per il letto perché non è rimasta alcuna superficie calpestabile. Un bagno per ninja. Ciliegina sulla torta, non è dotata né di lavatrice né di freezer. Praticamente una casa che ti fa assaporare la vita da campeggiatore 365 giorni l’anno. Però non c’era la moquette in cucina/sala.

In preda a tremori e sfoghi cutanei per l’esperienza allucinante arrivo in albergo e chiamo immediatamente un’altra agenzia che ha ben due case che potrebbero fare al caso mio, anche se senza mobilio (tanto io casa me la posso arredare nel giro di un giorno, no?). Visto il poco preavviso non posso fare troppo la schizzinosa sugli orari delle visite alle case e uno è appena un quarto d’ora dopo quello della seconda casa, però sono a un centinaio di metri una dall’altra e al grido di “la velocità è tutto” prendo l’appuntamento. Quindi, con le aggiunte nuove siamo a quota 5 case da vedere.

La seconda casa è in un vicolo cieco. Davanti c’è una casa di riposo e quando arrivo lì alle 10.30 di mattina c’è odore di minestrina. Vista la tempistica incalzante sono lì un po’ in anticipo e mi aggiro nel vicinato cercando di scorgere un viso amico con un mazzo di chiavi, probabilmente avrò allarmato il neighbourhood watch. Ovviamente, l’agente immobiliare era in ritardo. Mancavano cinque minuti all’appuntamento successivo e stavo quasi per andarmene quando ecco che la macchina dell’agenzia sfreccia nella vietta. Faccio presente che sono di fretta e mi fa vedere la casa in due minuti netti. Cucina sì. Soggiorno sì. Camera da letto sì. Bagno sì. Extra camera da letto in cui ci entra sì e no un minipony sì. Tutto ciò che mi ricordo della visita alla casa è che a un certo punto ho esclamato “Ma questa, in paragone a quello che ho visto prima, è Versailles”, per far capire le dimensioni del trauma del giorno prima. Arrivederci e grazie, io devo scappare.

Trafelata arrivo alla terza casa in cui c’è un giocatore di rugby/Jon Snow dei poveri che mi aspetta. La casa è luminosa, nonostante la moquette, forse anche aiutata dal fatto che sia senza mobili. La cucina/soggiorno non è grandissima e anche la stanza da letto è preoccupantemente una stanza DEL letto, senza spazio vitale attorno. Che io mi chiedo ma gli inglesi i vestiti non ce li hanno? Non sentono il bisogno di avere degli armadi? Comunque le condizioni generali dell’appartamento sono buone e la serie positiva di due posti in cui c’è almeno tutto quello che serve a sopravvivere mi mettono di buon umore.

Jon Snow nel frattempo mi scarrozza alla quarta casa e riesco a fargli dire “You know nothing” riferito al fatto che non conosco niente di questa città. Sono soddisfazioni. La quarta casa è stata ampiamente pubblicizzata da Jon Snow, a cui piace proprio tanto. Farcita di aspettative entro in casa e metto piede sulla migliore moquette che abbia mai visto. Anche questa casa è senza mobili ma si vede che è stata mantenuta meglio della precedente. Su due piani, al piano terra c’è il solito soggiorno/cucina che conta tra gli altri elettrodomestici anche una lavastoviglie, ripeto una la-va-sto-vi-glie. Inoltre, appena fuori la cucina vicino all’ingresso c’è anche un bagno con solo il WC, perché a volte quando si torna a casa ci sono delle faccende da sbrigare urgentemente. Al piano di sopra, un bagno più grande, un ripostiglio che è stato spacciato per cabina armadio e la camera da letto. Con una planimetria un po’ bislacca. Al centro del muro di fronte alla porta d’accesso alla camera c’era una rientranza verso l’interno della camera di buoni trenta centimetri per un metro di larghezza. Ancora estasiata dal resto della casa (leggi lavastoviglie) cerco di farmi una ragione per questa assurdità muraria. Misuro con i piedi e non sono nemmeno due metri tra la porta e il muro. Faccio notare a Jon Snow che io lì un letto doppio non ce lo posso mettere. Lui ci pensa un po’ e risponde: perché non lo metti in diagonale? Ecco Jon Snow, you know nothing.

Con la morte nel cuore riprendo la strada verso l’ultimo cruciale appuntamento. Strada che prenderò per circa un’ora, visto che la lavastoviglie, ehm volevo dire la casa, era nell’ultima periferia, proprio a lato dell’aeroporto locale. Arrivo all’ultima casa delle cinque da vedere e già degli esterni mi sembra che sia una zona della città più trasandata rispetto alle altre e quando arrivo al pianerottolo ne ho la conferma alzando gli occhi al cielo per ammirare una stratificazione decennale di ragnatele sopra di me e il giardino con la spazzatura allo stato brado sotto di me. Il ragazzo dell’agenzia ha qualche problema con le chiavi. Non riesce ad aprire e ne conviene che il proprietario possa aver cambiato la serratura senza comunicarglielo (che burlone!) e che quindi dobbiamo aspettare che ritorni. Io ho un aereo che mi aspetta e me ne vado, lasciando il povero agente immobiliare in compagnia di altri clienti spazientiti.

E quindi il parco case lo abbiamo visto. La scelta è ardua e non posso permettermi di non sceglierne una, visto che da lì a due settimane devo iniziare a lavorare. Dopo una ponderata decisione decido che la seconda casa è la meno peggio tra tutte. L’ho anche paragonata a Versailles, ci sarà pur stato un buon motivo per farlo.

Peccato che l’aver visitato una casa in 120 secondi mi abbia lasciato praticamente zero memorie di quello che ho visto e nelle due settimane successive mi faccio forza riguardandomi le foto che c’erano nell’annuncio, cercando in qualche angolo della memoria reminiscenze della mia visita.

Passate le due settimane, e dopo un’estenuante trafila di documenti da firmare e investigazioni sul mio torbido passato, arrivo all’agenzia, firmo un’altra pila di documenti in cui vendo l’anima al diavolo e mi vengono finalmente consegnate le chiavi di Versaillles. Arrivo, la vedo e al primo impatto la trovo molto meglio di come me la ero immaginata. C’è una superficie calpestabile attorno al letto. C’è la lavatrice, anche se lava solo e non asciuga. C’è addirittura un piccolo giardino sul retro che, abitando io a Versailles, è dotato di un ingresso a prova di gaglioffo: un cancello alto meno di un metro che si raggiunge da un sentierino accessibile a chiunque. Ladri e stalker, siete tutti invitati.

Tra gli altri gadgets che mi preme far presente ci sono la finestra sul salotto e i meta-tappeti.

La finestra sul salotto è una nuova dotazione presente solo nelle case di pregio, come la mia. Metti caso che hai messo a cuocere lo spezzatino e non vuoi stare a fargli la guardia mentre cuoce ma vuoi rilassarti in soggiorno. La finestra sul salotto è quello che fa per te. È una piccola finestra che mette in comunicazione la cucina e il salotto e ti permette di goderti il relax del soggiorno mentre ti affaccendi in cucina. Ma può essere utile anche al contrario. Vuoi assicurarti mentre cucini che il tuo lui stia guardando quell’interessante documentario sulla lince del Bangladesh invece che un programma tette-e-culi qualsiasi, con la finestra sul salotto tutto questo è possibile.

Per quanto riguarda il meta-tappeto, il problema è abbastanza filosofico e sorge dalla questione “la moquette è un tappeto?”. Secondo me la risposta è sì. Cito wikipedia, il tappeto è un drappo di tessuto di materiale vario (…) usato per ricoprire pavimenti, tavoli e superfici simili. Quindi, Versailles è dotata di tappeti in quasi tutti gli ambienti della casa (e ‘sti cazzi!). Io mi chiedo, dunque, se a terra ho già un tappeto (la moquette), che se non è ancora abbastanza chiaro sto odiando con ogni cellula del mio corpo, perché vuoi mettere un altro tappeto sopra alla moquette? È forse uno stratagemma per catturare tutta la polvere del mondo in un solo angolo che, guarda caso, è nel mio soggiorno? Ma soprattutto, perché sopra alla moquette vuoi mettere un’altra moquette? Visto il mio amore per questo tipo di pavimentazione sono stata dotata di aggiuntivi scampoli di moquette con cui adornare la mia abitazione. E se capisco che può essere una buona idea metterla all’ingresso per insozzare solo la moquette semovibile, non mi faccio una ragione per i rimanenti brandelli di moquette. Cosa devo farne?

Ultimo problema esistenziale di questa casa sono i termosifoni elettirci. Come si usano? Perché esistono? Cosa ho fatto di male per meritarmeli? Anche se sono accesi e scaldano a livello locale non raggiungono un livello di riscaldamento globale soddisfacente. Che faccio? Gli appoggio sopra gli scampoli moquette e vediamo che succede?

PS: lo so che non si appoggiano le cose sui termosifoni elettrici. E comunque ho fatto davvero un sacco di domande in queste ultime righe.

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  1. latandi

    Mi tratterrò per non scrivere un commento ancora più lungo del post
    MA
    1) la finestra sul salotto è una genialata e la voglio pure io
    2) purtroppo gli ingressi con scalinata ricoperta di moquette, sporca e claustrofobica (con relativi mucchi di posta non letta accatastati in un angolo) sono molto diffusi
    3) NON HO MAI VISTO UNA LAVASTOVIGLIE DA QUANDO SONO QUI
    4) Da quello che mi sembra hai fatto un’OTTIMA scelta, brava! E comunque anche se la casa l’avessi visitata in più tempo non ne avresti conservato memorie degne di nota – o almeno questo è quello che capita a me. Dopo aver visto una delle case in cui ho abitato ho vissuto momenti di terrore perché non riuscivo a ricordarmi se avesse il frigo (ce l’aveva. IN SALA)
    5) I tappeti sulla moquette servono chiaramente per non sporcare la moquette! Ormai è da quasi un anno che vivo in un appartamento moquette-free, tremo al.pensiero di ciò che mi aspetta là fuori
    6) “YOU KNOW NOTHING!”

  2. stefysan

    Cara Frou, sto piangendo dalle risate! Non che mi stia burlando delle tue sventure, piú che altro perché mi hai aperto le porte di un mondo che si prospetta uguale anche fuori Londra.
    Ora posso mettermi l’anima in pace!

    L’agente dodicenne…il proprietario burlone scambia-chiavi…ma la finestra sul salotto é dotata di persiane e/o tapparelle o é un mero buco come quello nella casa di Mr.Bean? ODDIO FORSE SEI NELLA CASA DI MR.BEAN.
    Come hai fatto a fargli dire “You know nothing?!” STIMA TOTALE.

    Gli scampoli di moquette puoi metterli al muro come veri arazzi britannici!

    • Frou Svedese

      Non so se le agenzie immobiliari sono le stesse ovunque, anche in Italia. Spero per te di no e soprattutto spero non ci sia la moquette!
      Per chiarire la finestra sul salotto è un buco di 80 x 50 con tanto di battenti che posso chiudere e aprire. Alla faccia di tutte le altre finestre che non conoscono il significato della parola persiana o tapparella. Non sapevo l’avesse anche Mr. Bean, sappi che non mi hai rincuorato 🙂

    • Frou Svedese

      Ma lo sai che invece me le tolgo ancora le scarpe prima di entrare? È un brutto vizio che non mi riesco a togliere! Però vista la moquette forse non è una cattiva idea levarsi le scarpe visto il lordume che ci si infila e non se ne va più via. Salutami i pavimenti veri! Abbasso la moquette!

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