Mumblecore

Recentemente sono venuta a conoscenza della parola mumblecore e, non contenta, sono anche stata definita tale.

Dicesi mumblecore un movimento cinematografico Americano che si caratterizza per la produzione di film a basso budget con attori spesso non professionisti e dialoghi quasi improvvisati. Una scena di un film mumblecore potrebbe essere girata in un momento qualsiasi della quotidianità di ognuno e ancora sembrerebbe perfettamente rilevante nel contesto di questa corrente cinematografica. Un esempio su tutti, Frances Ha.

Comunque, non volevo fare una lezione di cinema, proprio io che mi sono annoiata a morte guardando ipotetiche pietre miliari della cinematografia degli ultimi decenni. Volevo solo dire che in questa visione mumblecore della vita io mi ci ritrovo (e https://bastaxdue.wordpress.com/ aveva ragione). Perchè di film in cui c’è un’introduzione-svolgimento-avversità-colpodiscena-soluzione, in cui ogni dettaglio importante è sottolineato dal regista con mosse argute della telecamera e in cui gli attori dicono le parole giuste al momento giusto hanno stufato.

Questa fumosa, anche per me!, riflessione nasce da un post letto altrove (http://www.volevofarelarockstar.com/2015/02/i-colpi-di-scena.html), dal fatto che senza internet, quindi senza TV (e non posso nemmeno guardare l’unica kermesse televisiva che mi porta indietro ai tempi del divano a righe con la nonna), senza distrazioni, solo con qualche film a farmi compagnia, in queste condizioni ho tempo di pensare.

Ecco. GIF tratta da serie vagamente mumblecore, comunque.

In questi giorni pensavo a come ho fatto ad arrivare fino a qui. A quali sono i momenti in cui qualcosa succede. A come fare a riconoscerli, a ricordarseli. Come mi ricordo quando nel famoso Caffè Buenaventura mi dissera che avevo avuto il lavoro. Oppure quando alle sei e qualcosa di pomeriggio ho ricevuto la mail per fare il colloquio. E tornando più indietro penso a quando mi è stato offerto il dottorato, che ero in laboratorio e leggendo la mail ho perso il fiato e tutto quello che sono riuscita a fare è stato battere le mani.

Anche la tizia della banca me lo ha detto quando ho aperto il conto qui, qualche giorno fa, dopo essere stata messa al corrente dei miei ultimi spostamenti e di quanto sia difficile trovare un indirizzo precedente. “Hai avuto una vita interessante” mi dice, e aggiunge “però anch’io sono arrivata fino a qui dalla Cina.”. Che mica volevo fare una gara a chi si è spostata di più dal luogo di nascita ma si vede che la mia amica della banca l’ha presa sul personale.

Il problema dello spostarsi, in sè, non persisterebbe, ad esclusione di tutte quelle palle burocratiche che ti richiedono un indirizzo di residenza. Non è nemmeno un problema per il mio guardaroba e gli oggetti di mia proprietà. Mi muovo con due valigie e uno zaino e ho dentro tutto quel che serve. Il fatto è che quando ci si sposta, come faccio io, con la stessa grazia di un orso grasso in un negozio di cristalli, va a finire che tutto quello che c’è intorno si adatta al mio movimento. Si sposta, si rompe, resta intoccato dov’è.

Mi riferisco alle persone che ho lasciato in Svezia. Decine di persone che erano mie compagne di bagarre dei mille fine settimana e adesso sono ancora là o se ne sono andate anche loro altrove. Avrò un cuore di pietra, però non mi mancano. Non mi manca la Svezia, non mi mancano quei tempi, bei tempi senza dubbio!, però adesso va bene come sono. Senza Svezia, senza nottate a fare le tre in un bar a raccontarci le solite storie. Cinque anni di Svezia devono essere stati troppi anche per me. Quella che quando è arrivata, si guardava attorno e cercava, trovandola, la perfezione in ogni dettaglio della vita Svedese. Come quando avevo deciso che la parola Svedese vita significava acqua. E invece è il plurale di bianco, però a me l’illusione che l’acqua fosse vita era un segnale già di per sè sufficiente a farmi percepire quel posto come un luogo di esseri superiori.

Altri interessati da questi spostamenti sono i miei familiari,che ormai hanno smesso di sperare che metterò la testa a posto e tornerò a casa. Che poi la casa dov’è?

Ultimo interessato è colui che ha la pazienza di sopportarmi e, alla fine, seguirmi a sua volta in questa nuova avventura. Arriverà domani qui con l’intenzione di restare. E anche se io sono sempre stata pronta ad andare per qualcuno trovo che sia una pazzia che qualcuno venga per me. Mi sento carica di responsabilità, nel caso in cui le cose dovrebbero andare male, per aver influenzato il corso delle cose di un’altra persona così radicalmente. So che le responsabilità, se vogliamo chiamarle tali, sono da ripartire equamente e che questa rilocazione segue il corso naturale delle cose: se non ci fosse stata avrebbe avuto senso continuare una relazione? Però non posso fare a meno di pensare che sono stata io ad aver intrapreso quella strada, ad aver mischiato le carte in questa nuova situazione che ha l’odore di posto fisso. Infine, sono io ad aver deciso per il futuro di due persone. Che a volte è più facile seguire che essere seguiti.

In questi giorni, bivaccando in questa casa nuova, nel tentativo di familiarizzare con i nuovi luoghi, mi è venuta in mente una canzone che passava su MTV ma solo alla mattina presto, mentre facevo colazione quando andavo in prima superiore. Si tratta di Balckout dei Mistonocivo e a un certo punto, forse nel ritornello, diceva “perdo lucidità”. Anche a me sembra di perdere lucidità in questi momenti di svolta. Seguo il corso degli eventi, senza una sceneggiatura, non capisco quale sia lo schema generale, non trovo gli indizi che il regista dovrebbe lasciare in ogni scena per far intendere quale sarà il finale. Forse è per questo che mi ritrovo nei film mumblecore.

  1. kremab

    sento odore di novità, non c’è il solito trillo dietro. Quasi vien da pensare a conseguenze da verificare a 9-11 mesi. Da vecchio peregrino sia pure solo italico alla ragazzina che seguo, in silenzio, da anni SALUTI

      • kremab

        nessun dubbio sulla carriera e benvenuta nel clan chimico. In modo lievemente ironico pensavo a conseguenze biologiche, tipo due che diventano tre. I miei coetanei, e io in particolare, abbiamo solo da imparare da voi nuove generazioni chimiche.

  2. nicogio

    “Mumble, mumble” disse zio Paperoga. “Forse ci spetta una vita già sceneggiata?” Io sono favorevole all’improvvisazione. Se non altro è più divertente !

    • Frou Svedese

      Vedremo! In un certo senso mi sento vicina alla tua situazione anche se i ruoli sono invertiti. Cercherò di fare del mio meglio per tutti e due 🙂
      Buon ritorno in Svezia per te!

  3. bastax

    ma… ma… che post supermumblecore! 😀 e hai pure un blog in b/n, giusto per trovare qualche altro indizio. Lieto di aver contribuito a trovare una (tra le tante) definizioni che una persona può indossare.
    Da tutto ciò si capisce che ricominci, sì, ma che sei più avanti di Frances Ha, di già. Che ti faccia piacere o no 😛

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