C’era una volta un re seduto sul sofà, alcuni anni dopo…

…che chiese alla sua serva, raccontami una storia! La storia inominciò…

Avevo già scritto questa storia tempo fa. Però, come tutti i migliori film, a volte arriva un sequel. Se il sequel sia meglio dell’inizio, peggio o semplicemente tutta un’altra cosa non sta a me deciderlo. Io sono solo il narratore.

C’era una volta una mia coinquilina che aveva sposato l’edicolante dei suoi sogni, qualche anno fa. Questa era la prima parte della storia, quella che già finiva con il e vissero tutti felici e contenti.

Ma come nelle migliori delle storie, o almeno come in buona parte delle storie, la quantità di persone che vivono felici e contenti negli anni tende ad aumentare. Quest’estate ci aveva annunciato l’arrivo del primogenito e per Natale, sotto una nevicata inaspettata, eravamo andate a vedere con i nostri occhi se il primogenito fosse veramente in arrivo. Era grande lei, con una pancia grossa, anche se era appena a sei mesi. Ci ha raccontato degli ultimi mesi, di tutte le cose nuove a cui andava incontro. Nonostante la pancia grossa non poteva essere felice. Infatti, la madre dell’edicolante aveva scoperto di essere gravemente malata, proprio una settimana dopo che il nuovo arrivo si era formato, quando ancora non si sapeva ancora che sarebbe arrivato.

E quindi la mia amica ha aspettato che lui arrivasse e anche la suocera ha aspettato che arrivasse. Hanno aspettato entrambe, con pazienza, hanno aspettato fino ad una settimana dopo la fine del termine. Hanno aspettato tre giorni di travaglio e di dilatazioni millimetriche. Che sono cose che nessuno ti racconta e che invece lei ci racconta, senza risparmiare dettagli. E ci dice di contrazioni andate avanti per tre giorni, di corse all’ospedale e relativi ritorni a casa, di ore passate du una palla dicendo “sta arrivando!”, di altre mille cose atroci e ride di gusto, con gli occhi lucidi, parlando di quello stillicidio di dolore. E alla fine è arrivato, dopo tre giorni più nove mesi che tutti lo aspettavano. Nonostante la pancia fosse grande, lui era piccolino, almeno è piccolino a detta nostra.

Quando l’attesa è finita, le paure passate, allora non c’era più niente da aspettare. Così la madre se ne è andata, chiudendo il bilancio in pari, avendo visto il nipotino e non avendo più altri conti in sospeso. Che non sai più se piangere o se ridere. Si ride e si piange insieme, non fosse altro che per l’ironia di questa situazione.

Intanto i giorni passano, le persone si adattano al nuovo stato delle cose e il marito della suocera, sopraffatto dai troppi avvenimenti, si è allontanato per qualche giorno. È andato nell’orto a smanettare con qualcosa e nel giro di una settimana ha costruito un capanno, un posto in cui sostiene di voler andare a vivere, in cui si vuole trasferire con i suoi ricordi prima che un morbo di Alzheimer qualsiasi glieli porti via.

Ma alla fine? Vissero tutti felici e contenti?

Non lo so. Questa non credo che sia la fine.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...