Una lista di cose divertenti che mi sono capitate nelle ultime 20 settimane

20 settimane fa, giorno più giorno meno, stavo tornando da una lunga settimana di lavoro a Roma. Era stata una bella settimana, intensa, ma finita con un mojito a tarda notte a Trastevere e abbracci con altri scienziati ormai amici, quindi le cose positive erano sicuramente di più di quelle brutte.

Al mio ritorno ad Albione sapevo che avrei avuto una ventina di giorni intensi: una settimana a lavoro, un’altra conferenza, ancora qualche giorno a lavoro per finire le cose più urgenti e poi, finalmente, una settimana di vacanza in Sardegna.

La seconda conferenza, più vicina, a Windsor è arrivata quasi senza che me ne accorgessi: per tre giorni e tre notti le conversazioni di lavoro e quelle scientifiche sono state lubrificate da ottimo cibo e un bel po’ di birra, sotto gli occhi vigili delle foto della famiglia reale, che erano su ogni muro dell’albergo. Poi, giusto il tempo di tornare a casa e stressarmi per un’altra settimana scarsa, che stavo per imbarcarmi su un volo per la Sardegna.

Quando arriviamo in Sardegna ci sono alcune certezze che puntuali si manifestano:

  • MaritoSardo conosce di sicuro qualcuno che lavora all’aeroporto e che lo saluterà appena sceso dall’aereo con abbracci e cinque alti.
  • I nipoti si manifesteranno a casa in tre, due, uno… PUF!
  • Non moriremo di fame o di sete

E infatti, dopo i saluti di rigore con gli steward di terra e i nipoti, siamo passati al terzo punto.

Vuoi non mangiare una pasta ai frutti di mare?
E un mojito seduti sulle mura di Alghero al tramonto? Ecco, invece di uno fai due.
Lo Spritz alla terrazza panoramica?
La Dinamo gioca la finale scudetto: fainè e Ichnusa?

Un’altra costante delle nostre vacanze Sarde è che per evitare il traffico ci muoveremo solo ed unicamente in Vespa. E quindi su e giù verso la spiaggia e il centro, evitando le buche più dure, sulla strada sterrata in attesa del nuovo manto d’asfalto e sui sampietrini del centro.

Una settimana in Sardegna passa in fretta e sull’aereo del ritorno mi viene un dubbio, che trova conferma una volta arrivata nel bagno di casa: sono incinta.

Prima che mi arrivi la troupe di RealTime a casa, vorrei specificare che a causa della mia fida compagna amenorrea non è sempre facile capire se si è verificato il miracolo della vita o il disastro del ciclo irregolare. Ero tra la quinta e la sesta settimana, che significava che il fattaccio si era consumato al mio ritorno da Roma e che mi qualificavo già come una terribile puerpera: ebbra e senza paura di prendere una buca in moto. Molto bene.

Per dare un contesto, il fatto che fossi rimasta incinta non era una scoperta sorprendente Annunciazione-style, avevo smesso di usare anticoncezionali a Ottobre dell’anno prima ma, come anticipato qualche riga fa, il ritorno di una prepotente amenorrea che pensavo di aver salutato per sempre alla fine della scuola superiore ha fatto sì che avessi sì e no quattro cicli in nove mesi. In più negli ultimi sei mesi, oltre a un buon numero di amiche che raccontavano di gravidanze in corso, ne avevo altre che mi dicevano di quelle finite prima del tempo. Un fatto molto più comune di quanti si pensi ma che spesso non viene raccontato. Per questo, nonostante fossimo contenti di allargare la famiglia, abbiamo preso le settimane successive come venivano, consci che sarebbe potuta andare male.

Però questo non vuol dire che non ci si possa fare una risata, infatti ho iniziato a prendere appunti di tutte le cose divertenti che mi succedevano.

La prima cosa esilarante è che, essendo ad Albione, mi trovo ad affrontare un sistema sanitario che conosco (fortunatamente!) poco. Dopo il test di gravidanza telefono all’ambulatorio del paese e mi chiedono di passare quanto prima. Io arrivo bella come il sole, ancora un po’ scombussolata dalla notizia, credendo che mi facciano delle analisi per confermare la gravidanza. Invece la signora alla reception mi passa un foglio da compilare e una busta di plastica piena di libretti e brochure. Compilo il modulo e riconsegnandolo e le chiedo, ma quindi quando devo tornare? Dice che arriverà una lettera a casa con un appuntamento con l’ostetrica. Quindi non fate altri esami? Vi fidate che io sappia fare la pipì su un bastoncino? Io non so se mi fido di me in questo momento. Sì, ci fidiamo di te, torna tra tre settimane più o meno.
Nel dubbio, io un’altra pipì l’ho fatta, questa volta su uno di quei test digitali, chè quelli col più e col meno non mi sembravano particolarmente attendibili, e in effetti anche la tecnologia ha decretato che sì, ero proprio incinta.

Dopo qualche giorno l’ostetrica mi chiama al telefono per fissare l’appuntamento. Mentre discutevamo su un orario che potesse andare bene, io che cercavo di contrattare per un appuntamento alla mattina presto perchè mi risultava più conveniente col lavoro, ecco che mi trovo questa signora all’altro capo del telefono con la voce ferma ma gentile che mi istiga a mentire: “Inventati una scusa! Digli che devi andare dal dentista!”.

In realtà io non mi potevo inventare scuse. Lo avevo praticamente detto a parecchi dei miei colleghi da subito perché lavorando in un laboratorio chimico è rigorosamente proibito andare in laboratorio, soprattutto nel primo trimestre. Questo comunque non ha evitato che ci siano stati momenti divertenti. Come quella volta che il dottorando, tenuto all’oscuro di tutto, voleva a tutti i costi che andassi con lui in laboratorio a vedere dove aveva lasciato i suoi campioni. Quando una mia collega, provvidenzialmente, si mette in mezzo e dice che andrà lei a vedere i campioni, lo studente ribatte “Ma io volevo Frou!”. Al ché la mia collega praticamente lo prende di peso e lo porta in laboratorio.

Un altro luogo in cui non ho potuto mantenere il riserbo è stato dal dentista, visto che avevo un appuntamento per fare delle lastre di controllo. Visto il mio stato, le lastre non si potevano fare, quindi è stato optato per una controllo solo visuale. Alla reception quando stavo per pagare la notizia che fossi incinta si era già sparsa per tutto lo studio e un dentista (mai visto nè sentito prima!) mi ha rifilato un campione di dentifricio specificando: lo usi che è buono ma non adesso, contiene parecchio fluoro e non va bene per chi è in gravidanza.
Grazie del pensiero e grazie per non sapersi fare i fatti propri!

MaritoSardo è per definizione una fonte inesauribile di ilarità ma in questo periodo ci ha regalato grandi perle. Per esempio, un giorno ci stavamo facendo i fatti nostri e lui dal nulla mi guarda e esclama: “Ma quindi tu adesso sei come un mega esperimento in corso per mesi!”. Ok, questo è sicuramente un modo di vederla, se sei uno scienziato senza remore morali, se sei mio marito mi aspetterei un po’ più di calore umano, ma va bene anche così.
Un’altro momento altissimo di MaritoSardo è stato un paio di settimane fa, quando gli ho detto che l’udito del bambino si dovrebbe essere ormai sviluppato e che quindi avrebbe potuto iniziare a fargli sentire qualcosa. In meno di due secondi aveva già acceso Netflix e fatto partire Ritorno al futuro.

Un altro aspetto interessante che ha generato qualche risata è stato l’abbigliamento pre-maman. Intanto, mettiamo in chiaro che chiunque disegni abiti pre-maman deve o odiare le donne, soprattutto quelle in gravidanza, o ambire a un posto di prestigio all’inferno. La gran parte delle cose pre-maman che si vedono nei negozi (pochissimi!) o in internet si differenziano in tre macro categorie: (1) sacchi di iuta per espiare i peccati del mondo, (2) uovo di Pasqua con fiocchi e (3) cose inutilizzabili dalla dubbia praticità. La fortuna ha voluto che fossi dotata, almeno fino ad ora di una pancia molto gestibile: praticamente fino alla fine del quarto mese sembrava che avessi esagerato un po’ troppo coi dolci, nell’ultimo paio di settimane invece si capisce che no, le torte non c’entrano. Ma questo non vuol dire che i tuoi vestiti ti entrino lo stesso e nemmeno che tu possa comprare già abiti pre-maman. Vivi in un limbo in cui ogni cosa è o troppo stretta o esageratamente larga. Il mio cruccio principale erano i jeans, dall’inizio di Settembre non riuscivo più a chiudere la zip e il bottone e i pantaloni pre-maman hanno tutti una mega fascia in vita che in teoria dovrebbe coprire la pancia ma io potevo usarla come marsupio porta biscotti, visto che di pancia non ne avevo. Dopo lunghe ricerche sono venuta a conoscenza di una specie di prolunga elastica che estende i pantaloni (https://www.amazon.co.uk/gp/product/B01N1U1NCY/ref=ppx_yo_dt_b_asin_title_o00_s00?ie=UTF8&psc=1) e andatevene a quel paese stilisti pre-maman dei miei ciuffoli.

La dimensione della pancia è stato un argomento di conversazione che ha suscitato parecchie domande da parte di una categoria di persone che vanno da parenti stretti a lontani conoscenti e che riassumeremo sotto l’epiteto di “la ggente”.
La ggente mi ha fatto notare con apprensione che avevo una pancia troppo piccola. Vi assicuro che sono incinta, state sereni.
La ggente si preoccupa della capacità linguistiche della mia progenie. Parlerà Inglese e Italiano, sarà un inizio confuso ma in qualche modo ce la farà.
La ggente è confusa circa il fatto che voglio partorire in Inghilterra. Loro credevano lo avrei fatto in Italia, come se quando mi si rompono le acque potessi comodamente imbarcarmi su un volo Ryanair e portare le mie terga su suolo italico affinchè il primo respiro di mio figlio sia di aria bianca rossa e verde.

A proposito dell’ultimo punto, come accennavo all’inizio, e come mi faceva giustamente notare la ggente, ho affrontato e affronterò la gravidanza in Inghilterra seguendo, come ha esclamato estasiata la mia zia ginecologa “il protocollo Inglese!”. A sentire questa mia zia, in Inghilterra, vuoi perchè manchino i soldi al sempre più malmesso NHS, vuoi perchè i geni vichinghi sono ancora presenti sotto agli strati di birra, l’esperienza della gravidanza è stata de-clinicizzata. Non vogliono farti sentire come un malato e per questo, a meno che tu non abbia complicazioni, non vedrai per tutti i nove mesi nemmeno un ginecologo o un dottore ma sarai seguita da un’ostetrica.
La mia ostetrica è una donna sulla sessantina che ti accoglie sempre con un sorriso rassicurante alle visite (in 20 settimane 2 visite, quindi non ho una casistica estesissima). Con calma ti spiega gli esami che ti fa o quelli che ti raccomanda di fare e quando avevo domande o ho notato piccole anomalie, lei mi ha risposto sempre con “Doooon’t worry. It’s normal.”. Io credo che dentro di lei viva un rastafariano che canta incessantemente “Don’t you worry ‘about a thing ‘cause every little thing gonna be all right” però fino ad ora la tecnica Bob Marley con me ha funzionato.
L’ostetrica annota i progressi e i risultati degli esami su un quaderno verde che al momento è un ibrido tra una smemoranda delle superiori e un album delle figurine Panini, che nell’era della tecnologia e degli smartphone è molto vintage. Mi mancano Maldini, Baresi e Baggio poi ho finito.

Le altre figure mediche che abbiamo visto (anche qui due volte fino ad ora) sono quelle che fanno le ecografie.
La prima volta a 11 settimane per vedere che effettivamente ci fosse qualcosa e che non ci fossimo sbagliati a fare la pipì. L’ecografa non ne aveva chiaramente voglia. Ci ha liquidato in dieci minuti dandoci una stampa dell’ecografia che un ottimista definirebbe “d’ispirazione futurista” visto che era mossa, dopo averci assicurato che avevo in grembo un essere con quattro arti e una testa.
La seconda volta, giusto una settimana fa, ci è invece toccata in sorte un’ecografa che ha contato tutto quello che era umanamente contabile. Oltre a passare in rassegna le parti del corpo che sono soliti a misurare durante questa ecografia, ha anche contato le vertebre, le dita dei due piedi e le dita di una mano (l’altra era un po’ nascosta) perchè a dir suo, era un piacere farmi l’ecografia e si vedeva tutto molto bene.
L’ultima cosa che ha contato è stato un gigantesco scroto in mezzo alle gambine, inquadrato in un fotogramma degno di un film a luci rosse, dove sembrava che il bambino si fosse seduto su un tavolo di vetro e noi sotto a guardargli le vergogne. “It’s a stinky boy!“, come ha commentato la mia collega ma né io né MaritoSardo avevamo preferenze quindi prendiamo la notizia del mega scroto con gioia, come avremmo preso la sua assenza.

Sono state 20 settimane lunghe e in cui abbiamo riso tanto, ballato e cantato parecchio e in cui abbiamo cercato di concentrarci sulle cose positive. Siamo molto felici.

  1. virginiamanda

    Ho annuito per tutto il post (ma non parliamo dei vestiti premaman, soprattutto non parliamone con le commesse, ti guardano come se gli avessi detto che hanno uno spinacio tra i denti! L’unica carina che non ha battuto ciglio e mi ha porto immediatamente dei leggings con scritto Maternity a caratteri cubitali è stata la commessa di Calzedonia. Forse però il sorriso ce l’aveva per i 25 euro che le ho dato dopo…)!
    Tante congratulazioni a te a Marito Sardo e al piccolino! 🙂

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