The story I heard (about me)

Nasco nella città più triste d’Italia (fonte Sole 24 ore) sotto il segno della debacle dell’Italia ai mondiali di Città del Messico. Come inizio non c’è male.

Cresco coccolata in un mucchietto di case nella bassa padana, il cui numero di abitanti si ferma più o meno a 300 anime e il tasso dei trapassati è ben superiore a quello dei nati. Razzolo felice nei prati fino a quando non imparo a leggere, che a causa di una famiglia con alta incidenza di maestre, avviene all’età di 4 anni. Da lì si apre una fiorente carriera nello spettacolo che mi vede prima attrice indiscussa nelle recite parrocchiali e all’asilo. Quantomeno fino a quando detengo il primato in lettura e memorizzazione rispetto ai miei coetanei.

La recitazione viene abbandonata a favore delle arti coreutiche, in contemporanea con il mio ingresso nel rutilante mondo dell’istruzione obbligatoria. Forte del mio grembiulino, mostro uno spiccato interesse nell’apprendimento. La scuola elementare prosegue senza speciali menzioni, fatta eccezione per una encomiabile relazione sul Trentino Alto Adige che mi vale il passaggio dell’esame finale.

Gli anni della scuola media delineano un’interesse nelle materie scientifiche e, grazie alla cazzutaggine della mia insegnate di matematica e scienze più l’accesso a un computer nell’ufficio di mio padre, decido che nella vita voglio fare l’ingegnere informatico.

Niente di più sbagliato.

A partire dalle scuole superiori, divido il mio tempo tra studio e amorazzi che mostrano già un pattern che ricorrerà anche in futuro: “felicità a momenti e futuro incerto”. Se molti amano ricordare il tempo delle scuole superiori come i migliori anni della loro vita, io terrei da parte questa etichetta per giorni futuri, visto che tutto questo divertimento non l’ho visto. La passione per l’informatica, con l’aiuto di professori di infimo livello, muore presto e lascia il posto alla chimica e alla biologia. Forse anche perchè per un buon quadrimestre, detengo il primato indiscusso nel calcolo di concentrazioni e molarità.

Una volta terminato l’esame di maturità, che sarà un incubo ricorrente per tutta la mia vita grazie anche a quella testa di cazzo del mio ragazzo di allora, inizio il corso di Biotecnologie all’università di Pavia e termino la deleteria relazione con la suddetta testa di cazzo. I due eventi segnano un fondamentale cambiamento nella mia esistenza che mi porta a trasferirmi a Pavia.

La vita a Pavia scorre tranquilla, condividendo appartamenti, seguendo corsi e dando esami. Amicizie poche ma profonde che mi traghettano in un battibaleno alla fine della Laurea triennale. Qui entro in contatto con il Laboratorio in cui passo buona parte delle mie giornate e per cui provo fin da subito un rapporto amore-odio. L’attrazione è forte e mi porta a passare interminabili ore a guardare contenitori che basculano e proteine che migrano nonostante mi renda conto che la vita è fuori da quelle quattro mura. Con una buona dose di stress, porto a termine la laurea triennale e con un’amica parto per un viaggio zaino in spalla tra l’Irlanda e Regno Unito. L’esperienza di un viaggio in cui non ci sono certezze e in cui il posto lo fanno le persone con cui sei apre le porte per quello che sarà il mio futuro di migrante. Dopo un nuovo anno a Pavia per la laurea specialistica, passo sei mesi in Svezia con il programma Erasmus e invece di tornare a casa ci rimango. Attualmente dottoranda in Svezia Olanda Albione Svezia con la stessa inspiegabile passione per il Laboratorio.

Altre amenità di cui voglio mettervi a conoscenza, in ordine sparso. Non amo gli animali, fatta eccezione per qualcuno delle mie vecchie fiamme. Ballo, non canto e recito, soprattutto le presentazioni power point. Ho il dono di far parlare anche le pietre, se solo mi ci metto. Mi crogiolo per ore, giorni, settimane a ripensare ad eventi passati, senza che questo elucubrare porti ad alcuna conclusione, mi piace soltanto. Non sono in grado di chiudere i rapporti con le persone, il che crea non pochi problemi (vedi “rimuginazioni” alla riga precedente).

Se mi incrociate per la strada, sono quella che sorride senza un’apparente ragione.

  1. Lʻwwʼán

    Mi piace la tua presentazione e anche il fatto che tu viva in Svezia! 🙂
    Io non ci sono mai stata, ma ho un amore viscerale per i paesi del nord, il freddo e l’inverno! 😉

      • Lʻwwʼán

        Quando si è chiusi per ferie, si è sempre scusati! 😉
        Ripasso di certo, anche perché mi incuriosisce la questione del dottorato…

        A presto! 😀

  2. Sara

    Ciao! Ho aperto un blog per dottorandi e dottori di ricerca italiani nel mondo. Se ti andasse di scrivere la tua storia o se vuoi che posti qualche tuo post in particolare scrivimi a phd.dim@gmail.com
    Il nome del blog è phddim.wordpress.com. Se conosci qualcuno che può dare suggerimenti o raccontare la sua esperienza veicolalo verso il blog! 😀 Grazie!

  3. Debrah

    Damn I didn’t realise that Twitter don;7&#821est keep tweets forever, makes sense really given the huge amount of data, much of which is only relevant at a specific point in time. I have tweeted 314 Songwriting Tips and didn’t keep a record of them. Silly really, I should have saved them and written them into a book like Seth Godin!

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