E non sarebbe bello se capitasse a noi?

Sulla cima dell’Olimpo c’è una magica città.
Gli abitanti dell’Olimpo sono le divinità.

Nel mio personalissimo Olimpo della musica ci sono tre persone per cui ho una particolare ammirazione che, a tratti, potrebbe sembrare una leggera paranoia mista a compulsività. Essi sono, non in uno specifico ordine di importanza, Matt Berninger, Spencer Krug e Manuel Agnelli.

Ci sono poi altri personaggi dell’Olimpo che siedono su nuvole più alte in modo metaforico, Bruce Springsteen, o recentemente dipartiti per i più alti cieli come Leonard Cohen. Quest’ultimi seppure siano entità visibili, sono più eterei e meno umani rispetto ai primi tre, che invece sono tangibili pure dagli ultimi dei comuni mortali come la sottoscritta. Per esempio, Spencer Krug dopo un concerto alla Jazzhouse di Copenhagen in cui esagerando ci saranno stati 30 persone a sentirlo, si è andato a fumare una sigaretta all’uscita del backstage (e la mia amica voleva andargliene a scroccare una  ma io mi sono vergognata, è pur sempre sulla cima dell’Olimpo!). Oppure Manuel Agnelli l’ho visto trafelato all’aeroporto d’Alghero questa estate che correva a prendere un aereo Easyjet per Milano dopo che lo avevano chiamato al megafono. La sottoscritta, riconoscendolo all’istante manco fosse un mio parente stretto, con il coraggio che mi contraddistingue (vedi sopra) gli ho fatto un grande sorriso di incoraggiamento per dargli la forza morale e fisica per raggiungere l’aereo (forza tra l’altro non necessaria perchè l’aeroporto d’Alghero è grande più o meno come il mio soggiorno).

La sovraesposizione a Manuel Agnelli dell’ultimo paio di mesi in cui durante X Factor mi appare per due ore a settimana ha generato questo post. Abbiate pazienza.

Seppure gli Afterhours avessero cercato di entrare nella mia (non troppo) giovane esistenza già più di dieci anni fa con ripetute incursioni radiofoniche e su televisioni musicali ormai defunte, in quel periodo riuscirono a catturare la mia attenzione con quelle melodie a copertina, in cui ci si può accoccolare dentro e iniziare a commiserarsi pensando ai propri fatti (era l’epoca di Quello che non c’è e Ballate per la mia piccola iena). Però non c’era Shazam o Spotify e neppure internet veloce, per cui se ascoltavi una bella canzone te ne compiacevi per il momento in cui durava e poi tornavi alla tua esistenza.

Non contenti di questi fallimentari risultati gli Afterhours cercarono nuovamente di darmi un segno della loro esistenza registrando una delle loro canzoni su un cd che un’amica della mia amica aveva masterizzato per lei. La canzone in questione era Lasciami leccare l’adrenalina. A me e alla mia amica piaceva un sacco e visto che la canzone dura si e no due minuti ce l’eravamo imparata a memoria e la cantavamo a squarciagola sulla strada del sabato sera. Tutto molto bene fino a quando non arrivavamo al ritornello: “Lasciami leccare la … Non capisco mai cos’è che dice?”. “La Veronica?” “Ahhhh… Lasciami leccare la Veronica! Lasciami leccare la Veronica!”. Manuel, se vuoi dargli un tocco fetish, sai cosa devi fare ora.

Però nonostante le interpretazioni di dubbio gusto non sapevo ancora che questi Afterhours esistevano perchè, ripeto, non c’era Shazam e l’amica della mia amica non aveva fatto una lista delle canzoni perchè quello era il meglio del meglio e non andava nemmeno esplicitato (e noi non ci siamo mai disturbate di chiedere forse). Ma finalmente nel 2008 (più o meno) la svolta.

Inizio ad uscire con il bassista (informazione fondamentale perchè i bassisti sono notoriamente i più fighi della band!) di un gruppo che faceva, oltre a qualche pezzo originale, cover di Afterhours e Verdena, ma anche Marlene Kuntz e Timoria se proprio la dovevano tirare in lungo. Quell’estate soprattutto avevano avuto un discreto giro di serate in pub vari e feste della birra per cui, compita nel mio ruolo di groupie, mi ero sorbita praticamente quasi l’intero lotto dei concerti e mi perdevo ad ascoltare Dentro Marylin, per poi scoprire che Manuel la facevo meglio, ma tant’è. Dopo qualche mese da groupie il bassista ebbe una mezza crisi esistenziale in cui decise che era il momento di dare un nuovo senso alla sua vita tagliando i ponti con tutto ciò che rappresentava il suo (tumultuoso?) passato, mollando la band all’apice del successo per diventare un bravo ragazzo. In questo turbinio di buoni propositi mi lasciò in tronco ringraziandomi di avergli fatto capire che doveva cambiare (ma perchè?!) ma non smise di dedicarmi canzoni su Myspace (Myspace ladies and gentleman!) e mandare messaggi sibillini in cui affermava che fossi la cosa migliore mai capitata ma che adesso non potevamo stare insieme. Col senno di poi e un po’ di esperienza in più, me ne sarei scappata a gambe levate da un tale psicopatico, ma all’epoca no, avevo ricevuto una missione: aspettarlo alla fine di stocazzo di tunnel del cambiamento per ritrovarci. Era la OVVIA soluzione. La concomitanza del bipolarismo del bassista coincideva con l’uscita de I Milanesi ammazzano il sabato e con un concerto degli Afterhours alla festa della birra di un paese poco lontano dal mio a cui andai piena di sentimenti da espiare e fu bellissimo. Mi ricordo che stava per arrivare un temporale e dietro al palco si vedevano lampi di luce nelle nelle nuvole, ma non si sentivano i tuoni. Manuel Agnelli ha detto solo “Grazie” e “Ciao Grazie” per tutto il concerto ma a me non importava. Era stata un’esperienza totalizzante che se fosse successa solo un mese prima o dopo non avrebbe avuto lo stesso sapore anche grazie alle tragicomiche vicende del bassista, quindi grazie bassista.

Negli anni ho seguito gli Afterhours sostenendoli anche monetariamente ordinando copie fisiche dei loro cd seppure mi trovassi in Svezia al tempo e nonostante Padania non fosse una delle raccolte più riuscite della loro carriera. E ho pure ordinato la Deluxe Edition di Hai paura del buio? (Feat Lasciami leccare la Veronica) che quello me lo tengo lì anche se non ho più un lettore CD adesso. Quando è uscito Folfiri o folfox ho versato le mie lacrime su Se io fossi il giudice ma ultimamente piango per niente, per cui non me ne vanterei Manuel, neh.

Ho pianto un po’ anche quando questa estate in Sicilia eravamo arrivate nell’appartamento in cima a un palazzone di Agrigento che se vai sul balcone si vede tutta quella confusione delle costruzioni mai finite o distrutte che ci sono vicino alla stazione degli autobus di Agrigento. Era notte ormai e la confusione non si vedeva, si sentiva solo qualche macchina passare in strada. Il giorno dopo una mia amica si sarebbe sposata, eravamo le uniche invitate tra le amiche incontrate lontano, mi sentivo fuori luogo e faticavo a sentire empatia per tutte quelle persone mai conosciute prima con cui andavamo a festeggiare una cosa così grande in un modo così grande. Poi la mia amica accende Spotify e questa canzone si appoggia e si mischia ai rumori delle macchine, ci sediamo in balcone e la ascoltiamo tutta.

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Un Commento

  1. virginiamanda

    Per me Manuel Agnelli è esattamente tutto quello che hai descritto tu: canzoni cantate a squarciagola, concerti alle feste della birra e tanta estate (che ci cola fra le gambe, dici che leccarla ti da un sensooooo).
    Anch’io sono arrivata a lui per vie traverse: lui fondò un festival chiamato Tora! Tora! e invitò a cantare alcuni dei miei gruppi preferiti del momento. Io avevo sedici anni e avevo sentito gli Afterhours si e no una volta con Male di miele su Teletu o come si chiamava quella rete di video musicali antecedente a MTV? Forse Videomusic?
    Mi piacquero tantissimo e da allora avrò visto forse una ventina di concerti. Una delle mie migliori amiche l’ho conosciuta proprio così: “Ma dai anche a te piacciono gli Afterhours?”.
    Per cui sì, condivido tutto quello che dici, e anche la nostalgia che si sente tra le righe di un periodo spensierato e un po’ confusamente arrabbiato in cui si potevano cantare a squarciagola gli Afterhours in macchina il sabato sera.
    Ti abbraccio!

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