2009

martedì, 29 dicembre 2009
Non tutto (ma di tutto)

Forse è il momento giusto per ripassare di qua. Si sa che questo è lo squallido periodo in cui si dovrebbero fare bilanci, sottolineare con il pastello rosso le imperfezioni, in blu i grandi errori (altresì detti boiate pazzesche) e alla fine mettersi o no una stellina adesiva.

Io quest’anno la stellina non so se ma la merito. Intendo dire, se mi confornto con i serial killer, gli squali dell’economia, i narcotrafficanti e via su questo giro, allora non c’è storia; tuttavia il 2009 mi è sembrato un anno incompiuto, vissuto in attesa del 2010 e a 23 anni non è questo il modo in cui si dovrebbero fare le cose.

Quest’anno ho smesso di avere una televisione all’appartamento pavese. La qualità della mia vita è aumentata esponenzialmente, sono diventata una perosna rilassata, più ben disposta verso il prossimo e con la speranza che forse non tutto è proprio una merda. Sono anche diventata una persona poco informata. Le news di Virgin Radio non sono proprio come quelle di radio Londra e leggere i quotidiani su internet ti consente di sapere solo quello che vuoi sapere e le “dieci notizie più lette” del corriere ci mostrano chiaramente cosa leggono gli italiani (tette – culi – culi – grande fratello – storia con animale che muore – e così via…).
La mancanza di informazione mi ha contestualmente fatto perdere la capacità di “indignarmi”, “perdonare/condannare senza se e senza ma”, chiamare ogni movimento “onda”, usare le parole “baroni”, “casta” e “escort”. Uso parole desuete come e quando mi pare e non mi importa se non uso il lessico standard degli “anni 0”, che la prima volta che l’ho sentito ho impiegato dieci minuti buoni a capire a cosa si riferissero. Tuttavia ho scoperto solo dopo due settimane che Patrick Swayze era morto, ma fosse solo questo il prezzo da pagare.

Quest’anno la mia estate ha rischiato di essere un bidone. Seriamente. Era una di quelle estati in cui la serrata programmazione di ogni singolo evento tra Liglio e Agosto è caduta come un castello di carte in cui viene rimossa la carta nell’angolo in basso. E allora non c’è legge fisica che lo tenga in piedi. Tutto a scatafascio. Così mi sono rimboccata le maniche e mi sono ricostruita una nuova estate, partita nello scetticismo di chi era al di fuori e da parte mia con all’esterno molto ottimismo e un pò di timore all’interno. Fatto sta che ho espatriato in solitaria e mi sono rifugiata nella terra dei Leprecani: è stata un delle esperienze più illuminanti della mia vita. Questo ultimo commento ai miei occhi banalizza il tutto ma è l’unico modo sintentico che mi è dato per spiegare a chi non c’era come sono andate le cose. Bè, per questo una stellina quest’anno potrei anche meritarmela.

Leggevo l’altro giorno “Alta fedeltà” di Nick Hornby che, come questo post, è un libro di bilanci. Diceva che ci sono perosne che arrivano a un punto altissimo nella loro vita e da quello cominciano a camminare all’indietro, guardando a quello che hanno fatto, senza nuovi obbiettivi, vivendo di ricordi. Bene, io per un mese da quando sono tornata da quest’estate fantastica ho camminato all’indietro, sentendo la mancanza di quello che ho lasciato e sapendo che non sarebbe ritornato.

Adesso non posso non camminare in avanti.

Ho lasciato l’appartamento pavese, a giorni partirò per l’Erasmus e mi trasferirò in Svezia. (Forte. Da dire tutta d’un fiato!)
E allora vedremo cosa sarà di questo 2010, cammianndo in avanti. Con lo sguardo alto.

Auguri.
scritto da: frou alle ore 11:05 | link | commenti (6)
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venerdì, 03 luglio 2009
Perdere e perderemo!

Se c’è qualcosa che possiamo fare per perdere fatecelo sapere che ci impegneremo per riuscirci al meglio delle nostre possibilità!

Le primarie sono il 25 ottobre o giù di lì e noi a Luglio ci stiamo già tirando piatti e bicchieri in un dibattito interno senza senso.
I candidati sono 3, o almeno sembra.
Il nuovo outsider, tale Marino che sarebbe la bandiera della scienza, della laicità, delle staminali e di tutte quelle cose che l’italiano medio capisce ancora meno dell’economia.
Il nuovo che torna, ovvero Dario, che si definisce come l’uomo nuovo, o almeno un usato a km zero.
Il nuovo che arriva ma che nel frattempo è diventato vecchio, aka Pierluigi Bersani. Colui che se si fosse presentato alle scorse primarie avrei votato senza nemmeno pensarci due volte, invece ho votato Veltroni anche se preferivo Letta (guarda te se anche alle primarie uno deve dare i voti non per chi preferisce ma per dare maggiore legittimazione a una carica).

Insomma la Debora Serracchiani che sembrava il nuovo davvero nuovo è stata relegata a un ruolo di sostenitrice, portando sicuramente simpatia al Dario, ma dimostrando una certa ingenuità nel giostrare i rapporti con la stampa e con le sue stesse parole.

In conclusione: vogliamo il nuovo? Si candidi qualcuno di nuovo davvero! (Debora, parlo con te!).
Altrimenti rassegniamoci ad essere il terzo partito d’Italia e grazie tante che non è passato il referendum.
scritto da: frou alle ore 11:54 | link | commenti (4)
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sabato, 27 giugno 2009
Igiene (dove passa Mastro Lindo che pulito che splendor!)

Sono rimasta totalmente basita dalle dichiarazioni dei giorni scrisi del nostro Ministro alla Fantasia Tremonti e del Capo Banda. Davanti ai giornali che parlano di crisi, difficoltà dei mercati, cali di fatturati, PIL e occupazione loro chiedono di chiudere la bocca, di smettere di infondere nel cittadino sfiducia e tristezza, lunga vita invece a tette e culi che invece sono portatori di gioia e spensieratezza. Ammetto di essere una di quegli italiani che non ascolta con piacere il disastroso bollettino economico quotidiano che si trova più o meno su tutti i tg e che quando ho colto il succo della notizia in genere cambio canale per non crogiuolarmi nella disperazione del disoccupato di turno che racconta la sua vicenda. Sarà cinico, sarà menefreghista ma sono così: prendo la notizia, la assimilo e volgo lo sguardo da un’altra parte.

Altro discordo invece è prescindere dal libero arbitrio e chiedere alla fonte, giornali e telegiornali, di tacere di quello che succede e di smettere di pubblicare le stime che vengono diramate dalle maggiori organizzazioni economiche mondiali, europee e nazionali. Nel caso la cortese richiesta non fosse rispettata si aspettino i media di vedersi decurtate le inserzioni pubblicitarie degli amici di Berlusconi, che in questo caso, forse, non si rende nemmeno conto di agire contro sè stesso!

La ciliegina sulla torta, infine, è la denominazione che è stata data a questo buoco informativo: non è censura, è igiene! (detta testualmente da Tremonti un paio di giorni fa)
Da piccoli quando dicevamo le parolacce ci dicevano che avremmo dovuto lavarci la bocca col sapone, a quando altri mezzi di pulizia per chi parla troppo?
scritto da: frou alle ore 10:07 | link | commenti (2)
categorie: politica, televisione, attualità

lunedì, 22 giugno 2009
Quando il serpente mangia sè stesso

I vecchi dicevano chi è causadel suo mal pianga sè stesso.
Ha creato un mondo di veline, di popolarità costruita su una comparsata, una scopata, una tetta di fuori. Mi fa schifo, ma non si può dire che non esista.
Quello che mi lascia perplessa e che mi chiedo è: come si fa ad esse re così fessi a creare questo sistema perverso e ad essere poco tempo dopo vittime dello stesso meccanismo?

(Nella foto: “Barbara Montereale mostra i gioielli che, secondo lei, le sono stati regalati da Silvio Berlusconi: collane, anelli, ciondoli a forma di farfallina e tartaruga” Foto e didascalia di Repubblica.it!)

(comunque la risposta alla mia domanda retorica è: tira più un pelo di…)

scritto da: frou alle ore 11:25 | link | commenti (7)
categorie: politica, televisione, attualità

domenica, 14 giugno 2009
3 buone ragioni per chiedere asilo politico all’ambasciata di un qualunque stato europeo

(nota 1: non so se si può fare davvero, ma se un giorno ci mettessimo tutti d’accordo e così, solo per rompere le scatola, andassimo tutti a bussare all’ambiasciata francese perchè non ci va più di stare qui sarebbe una idea originale. Nota 2: ho detto stato europeo perchè nel mondo c’è chi sta peggio di noi, ma in Europa siamo davvero l’ultimissima ruota del carro.)

Ragione numero 1: il nostro sistema di informazione fa schifo.
Non fa schifo solo perchè in questi giorni i telegiornali si sono occupati di fattuci nazionali (Gheddafi, pettegolezzi sul Papi, il caldo, il “mistero” del prezzo della benzina…) mentre nel mondo succedevano trilioni di cose che potrebbero interessarci molto di più come le elezioni in Iran e i colpi di testa della Corea del Nord. Fa schifo perchè il giornalismo fa schifo. Tautologico, no? In tre diversi episodi, tre persone diverse se la sono presa con la stessa persona, arrogando una qualche superiorità innata che a noi comuni mortali non è dato conoscere. Mi riferisco alla trasmissione di Luca Telese su la7 che è stato aggradito verbalmente da, nell’ordine, Bruno Vespa, Giuliano Ferrara e Maurizio Gasparri. Adesso ditemi come si può fare giornalismo in modo serio se alla prima domanda il conduttore viene insultato dal suo ospite.

Ragione numero 2: abbiamo un liceo musicale-coreutico.
In pratica abbiamo istituzionalizzato Amici di Maria de Filippi. Le verifiche si chiameranno “sfide” e per la mautrità non farai la tesina ma un musical. Ho sempre pensato che i figli vanno lasciati liberi di sbagliare ma se fossi un genitore vieterei nel modo più assoluto questo percorso (le passioni è giusto che siano coltivate ma nel tempo libero, o meglio non nel tempo in cui si dovrebbe affrontare un percorso scolastico serio!). Come se non fossimo già sufficientemente un paese di cantanti e ballerini.

Ragione numero 3: sono tornati gli squadristi.
Presto nelle nostre città potremo non solo ammirare le ronde padane ma anche le ronde nere! Io sono una persona posata e se poteste vedermi sarebbe evidente che non potrei nemmeno volendo far male a una mosca ma questo supera ogni limite. Nel mio infinito pacifismo penso che uno sputo non glielo leverebbe nessuno (piccolo, s’intende! In realtà se volessi farlo penso che dovrei allenarmi almeno un pò…).

Se queste ragioni avessero convinto qualcuno per favore fatemelo sapere, così facciamo armi e bagagli.
Anzi, io tra qualche mese le faccio davvero: prepariamoci all’appartamento svedese.

scritto da: frou alle ore 10:11 | link | commenti (8)
categorie: politica, scuola, televisione, attualità

venerdì, 12 giugno 2009
Lo scherzo è stato divertente ma adesso ditemi chi c’è dentro a Gheddafi

Mi sembra evidente che non può essere il leader libico quello con gli occhiali, che indossa il costume del domatore del circo Orfei, la foto in quadro sulla destra del petto e una sfilza di regoli a sinistra.

Io proprio non ci credo. Adesso ci diranno che era tutto uno scherzo.

Come se noi non avessimo già i nostri pagliacci da gestire arriva lui, pianta la sua tenda a Vila Pamphili (!!!) e inizia a bighellonare per Roma causando un pò di confusione qua, un pò di scompiglio là. Irrompe nella vitra politica del paese mentre, come suggeriscono le strategie dei migliori truffatori, la nostra dirigenza approfittando della confusione approva leggi di dubbia costituzionalità.

Io sono d’accordo che non se ne può più di sentire Corona che chiama Moggi e della Franzoni che telefona al pronto soccorso per dire che ha trovato suo filgio morto: alla decenza deve essere fissato un limite invalicabile. Nonostante questo abbiamo il diritto e il dovere di conoscere quello che succede nel nostro paese e lo devono sapere anche quelli che indagano e che cercano, o almeno dovrebbero, di risanare il nostro paese.
scritto da: frou alle ore 09:02 | link | commenti (3)
categorie: politica, televisione, attualità

sabato, 06 giugno 2009
Sacrosanta verità

Ieri sera stavo ascoltando in macchina proprio questa canzone, non una a caso!, e improvvisamente si interrompe e irrompe nella mia utilitaria la voce di SB (spacciandosi per un infotraffico!). Non so voi, ma io mi sto iniziando a guardare le spalle…

Marlene Kuntz
Sacrosanta verità

Sono stufo di quello che
le parole non dicono
quando vengono dette
passando in rassegna
combinazioni del cazzo
di pensieri stupidi,
che con un soffio svaniscono,
come quelli di chi non capisce
quel che fin qui è stato detto

(e chi un giorno capirà
meno stupido sarà
e così la tv
per esempio,
si rifiuterà di invitare
a darsi pena per lui,
distraendolo un po’
e rendendogli sorda
la sua esistenza
così poco speciale)

Sì, questa è pura verità e io lo so.
Sì, sacrosanta verità e io lo so.
Sì, la verità che io so.
Sì, la verità che io so.

Sono stufo di quello che
le parole dicono
quando son l’evidenza
di un immacolato
buon senso comune,
o volendo ci rido su
ed ammicco alla vanità
che si bagna nell’autocoscienza
di sapermi non banale.

Se chi, giunto fino a qua,
scaglia la sua pietra
contro un rompicoglioni
che dice cazzate
del tipo preso male
o è una nullità
(con o senza pietà)
o detesta le prediche.
Fine di questa canzone
con cui sognare.

Sì, questa è pura verità e io lo so.
Sì, sacrosanta verità e io lo so.
Sì, la verità che io so.
Sì, la verità che io so.
scritto da: frou alle ore 16:47 | link | commenti (2)
categorie: musica, politica, elezioni, attualità

lunedì, 01 giugno 2009
Più in basso di così non si poteva andare, più in basso di così c’è solo da scavare

E sembra proprio che ci stiamo armando di vanghe e picconi!

Apro prima una parentesi sul vegliardo e la ragazzina: se io, ragazza 23enne senza troppi grilli per la testa e senza un passato da escort, ricevessi delle telefonate da un uomo maturo che mi chiede come va lo studio, se sto bene e altri convenevoli simili non risponderei amichevolmente pensando che qualcuno si preoccupa di me. Penserei che quello è un maniaco, un pazzo, un depravato. Perchè anche se non c’è niente di male a fare solo telefonate (accordiamo il beneficio del dubbio!) non si può nemmeno dire che sia qualcosa di socialmente accettato.
Così come non è socialmente accettato avere una 30ina di ragazze nella propria casa, ma questa è ovviamente un’altra storia.

Perchè se in questa vicenda un giorno ci sembra di aver finito di raccogliere dettagli ammicanti, possiamo stare certi che il giorno seguente saremo informati di un nuovo peggio. Una spirale di voci e omissioni che vengono fuori tutte insieme.

Ieri anche Veronica ha pagato il suo dazio per bocca della Santanchè (la famosa solidarietà femminile, eh?) che, per quei due che vivono in un eremo, ha rivelato che anche la First Lady si consolava con un body guard.

Che sia vero o no vi invito a dare uno sguardo alla vostra situazione famigliare e, a meno che non vi chiamiate Forrester, sfido a trovare un bordello simile! Quindi se già ci sono poche probabilità che in una famigliasola accadano queste cose, figuriamoci se il capofamiglia può essere anche il Presidente del Consiglio: siamo un popolo davvero fortunato!
scritto da: frou alle ore 11:04 | link | commenti (6)
categorie: politica, televisione, attualità

sabato, 30 maggio 2009
Non esserci non vuol dire non esistere

Torno dopo più di tre mesi e chissà che se rimarrò.

Volevo solo far notare a chi passerà di qua una strana coincidenza.

Manca una settimana alle elezioni europee e amministrative. Il nano non ha paura di perdere ma non gli vincere, vuole stravincere. Il tempo stringe e prepara il classico coup de theatre con il quale allieta il finale di ogni tornata elettorale. Non può fare promesse visto l’oggetto del votare, quindi sceglie di cavalcare uno dei suoi migliori tormentoni: le toghe rosse.
Il suo avvocato denuncia il fotografo che ha scattato le foto del capodanno a Villa Certosa per violazione della privacy. Privacy? Io sono arrivata davanti a Villa Certosa (ho un passato torbido anch’io ;D) e non sarà Fort Knox ma non mi sembra una di quelle villette in cui per entrare si può scavalcare la siepe, quind il fotografo non sarà stato lì per caso come un qualunque imboscato…

Io ho fatto notare il bug, attendiamo cona ansia gli sviluppi.
scritto da: frou alle ore 12:07 | link | commenti (1)
categorie: politica, attualità

domenica, 22 febbraio 2009
Nomi nuovi per il PD

Continua la mia serie prolifica sul PD. Penso sia giusto premettere che io sono da sempre una PD entusiasta ma credo anche che i problemi di oggi sono la base per un miglioramento di domani (sì, sono una sognatrice, problemi?). Date queste fondamentali premesse credo che non ci sia niente di male a scherzare sul PD e sulle contraddizioni che risiedono in esso, l’ironia, non mi azzardo a chiamarla satira è da sempre uno strumento fondamentale per chi sa capirla e apprezzarla. Per cui non me ne vogliano…

Prendendo le mosse da questo video avrei da proporre un nome nuovo per il congresso di Ottobre.
Lui ha tutte le caratteristiche per essere il nuovo leader carismatico per il PD: lui è Marco Carta!

È un giovane, ha 23 anni. È sardo, andando così a riempire la quota Sardegna che viene lasciata libera da Soru che davanti a cotanto splendore si farà certamente da parte. È un vincente che per un PD sarebbe la vera novità. Ha anche un piccolo conflitto di interessi in Mediaset, come già prima di lui Rutelli con la Palombelli, perchè è stato scoperto dal reality (?) Amici di Maria de Filippi.
E poi se alle prossime elezioni votiamo con il televoto abbiamo la vittoria in tasca!

scritto da: frou alle ore 11:50 | link | commenti (12)
categorie: politica, televisione, attualità, pd

sabato, 21 febbraio 2009
Siamo diversi ma uguali agli altri…

… e adesso per favore ditemi qualcosa di sinistra!
scritto da: frou alle ore 16:28 | link | commenti (4)
categorie: politica, primarie, attualità, pd

martedì, 17 febbraio 2009

Complemento d’agente

Alla voce “Complemento d’agente” recita Wikipedia:

“Nella sintassi della frase semplice, il complemento d’agente è il soggetto logico nelle frasi passive, ossia quello che compie l’azione nella realtà, distinto dal soggetto grammaticale, che è quello concordato con il verbo.”

Data la definizione di complemento d’agente adesso potremmo provare ad applicarlo ad una semplice frase che troviamo come prima notizia di uno qualsiasi dei quotidiani on-line:

«Mills fu corrotto». Da chi?

(Dalla faccia perplessa io direi che lui non lo sa…)

scritto da: frou alle ore 16:00 | link | commenti (4)
categorie: politica, attualità

lunedì, 16 febbraio 2009
Se son Soru fioriranno

Sottotitolo: “Ce lo meritiamo”.

Il mio cauto ottimismo di ieri nasce dal fatto che nonostante questi splendidi anni passati all’ombra del berluscone non capisco ancora come si possa votare per lui. Davvero, spiegatemelo perchè sono al mondo da quasi 23 anni e da 15 convivo con la sua presenza politica ma ancora non me lo spiego.

E questa volta non possiamo nemmeno spararci la storiella che le regionali non sono le politiche, che si vota la persona e non il partito e tutto la paccotiglia di banalità in allegato. Si può sapere che faccia ha il candidato del Pdl, ora Presidente della Regione Sardegna? Alto, basso, moro o biondo? Io penso di non averlo mai visto perchè ai suoi convegni c’era sempre e solo Berlusconi, parlava sempre lui e aveva sullo sfondo Berlusconi Presidente per Cappellacci. Probabilemnte Cappellacci è un ologramma, non è mai esistito e comunque la prossima chiamatelo con un cognome un pò più indigeno. Io di Cappellacci in Sardegna ne ho sentiti pochi, al prossimo giro farei un bel “Berlusconi Presidente per Zedda Piras” così candidiamo una donna e abbiamo anche gli introiti pubblicitari.

(Mi scusino i sardi per questa sonora stronzata ma sono ancora in stato confusionale)

Spero di riprendermi (cioè di ritrovare l’ispirazione) e non rimanerci “sotto” come alle ultime politiche dopo le quali mi sono presa una a pausa di un paio di mesi…
scritto da: frou alle ore 16:07 | link | commenti (5)
categorie: politica, elezioni, attualità, pd

venerdì, 13 febbraio 2009
Uno sguardo reale sui baroni

Torno a parlare di università, così tanto per cambiare. So di essere diventata monotematica ma questo, volente o nolente, è il mio modno e di questo posso parlare con piena cognizione.

Leggendo Repubblica.it e Corriere.it mi sono accorta di due articoli usciti a distanza di un giorno uno dall’altro su entrambe le testate dal titolo vagamente simile che parlavano dei malcostumi nell’Università italiana. I pezzi erano un copia e incolla da un libro di cui non mi ricordo il titolo con esattezza ma in cui comparivano sicuramente le parole “casta” e “baroni” inframezzate sicuramente da qualche congiuzione, articolo, preposizione e cose simili. Ovviamente gli autori erano due giornalisti: uno di Repubblica e uno del Corriere, e poi loro dicono che l’università è tutto un magna-magna mentre questa la possiamo definire una marchetta o è solo una brillante trovata pubblicitaria?
Comunque resta il fatto che questi vanno a calcare la mano sui baroni universitari, che nella mia fervida fantasia non posso fare a meno di immaginarli vestiti come un signorotto medievale, fanno nomi e cognomi, denunciano rapporti con la mafia, con partiti politici e con associazioni massoniche.
Triste ammetterlo ma fin qui niente di nuovo. Insomma che il sistema fosse malato non vengono certo a svelarcelo loro, dimaoglia tto di aver fatto qualche nome, probabilemente si saranno fatti qualche nemico in più come solo i veri giornalisti scomodi sanno farsi e poi tutto come prima.
Non che questa sia una giustificazione ma non mi sembra che l’università sia l’unico sistema pubblico in cui c’è del marcio: l’amministrazione pubblica, la sanità, le regioni, le provincie, gli enti previdenziali non sono tanto meglio. E questi sono solo le prime cose che mi sono venute in mente, la lista sarebbe ben più lunga.

Se vogliamo davvero parlare del sistema malato che è la nostra università facciamolo ma abbiamo per lo meno la onestà intellettuale di parlare di fatti reali e non delle solite punte dell’iceberg che generano solo indignazione fine a sè stessa.

Così per fare un esempio dovrebbe far cadere dalla sedia che un professore consoca il numero di borse di dottorato che avrà a disposizione nei prossimi due o tre anni e che incastri i suoi laureandi in modo che siano pronti a sostenere e (conseguentemente) a vincere il concorso per il dottorato. L’amorevole coltivazione di questo orticello di adepti non è generata da rapporti di sangue che i nostri giornalisti possono osservare, nè da mazzette rintracciabili. È solo un a brutta abitudine che potrà sembrare una manna dal cielo per i diretti interessati ma che per il resto degli studenti che potrebbero ambire a quel posto diventa un muro trasparente insormontabile o quasi.

Cosa ne consegue? Un sostanziale immobilismo nei dipartimenti universitari in cui l’occupante di uno scranno dalla triennale, se si sa giocare le sue carte e lecca le giuste terga, può avere una grande possibilità pur non essendo il meglio che esista per quel lavoro.

Cervelli? Prego, espatriare.
scritto da: frou alle ore 10:44 | link | commenti (2)
categorie: politica, attualità, università

lunedì, 09 febbraio 2009
Se questo è un uomo

In ritardo, come sempre. Ma il mio, vano, tentativo di non essere banale per il semplice motivo di non essere sul pezzo questa volta non posso farlo. Non si parla di altro e non si smetterà di farlo. Allora aggiungo la mia voce a questo coro dissonante di pecoroni che dicono di avere la verità in tasca, sempre. Me compresa.

Se questo è un uomo che viene costretto alla vita, pur non sapendo più cos’è. In 17 anni si dimenticano tante cose ma non ci si dimentica di respirare. Un uomo che ci viene mostrato sorridente, sugli sci, con gli occhiali di sole al mare, che si tiene i capelli in una crocchia come ha visto fare in un telefilm d’oltreoceano, che adesso avrà quasi 40 anni. Hanno detto: “Voi non vi immaginate come è adesso”. No, infatti, non me lo immagino. Non riesco a pensare a come si è dopo 17 anni in un letto: si diventa magri e scavati, o grassi e gonfi, l’espressione vuota o serena, i capelli in ordine o radi. La rosa delle infinite possibilità di trasformazioni che un corpo può compiere in 17 anni sono infinite e tremendamente insopportabili se le abbiamo viste tutte in un letto di ospedale senza poter avere una risposta in cambio per tutte quelle attenzioni.

Se questo è un uomo che per un posizione, a sua detta, personale mette in dubbio un intero sistema costituzionale. Alza i vessilli di un organismo religioso a cui dice di appartenere senza rispettarne il credo, si fa portavoce di un ente che senza il vero diritto di legiferare pretende di farlo e si fa anche suo braccio legiferando di fatto. Porta avanti la sua personale crociata senza che vi sia la possibilità di contraddire la sua posizione, come fosse un dogma, come fosse una religione, appunto. Ma quello che è ancora più grave è che ribalta qualsiasi gerarchia: quella del popolo sovrano, quella del parlamento, quella del Presidente della Repubblica, quella delle forze dell’ordine, che come soldatini di piombo sono spostati su una scacchiera a forma di Italia usano ritorsioni burocratiche per cercare di fermare il male, in questa guerra manichiestica in cui non si sa chi sia il bianco e chi sia il nero.

Quello che ci riamne da fare davanti a questo scempio è cercare di respirare, di mantenere il battito costante e di sopravvivere, perchè se è vero che da questa bruttura senza fine ci sono solo due soluzioni, la vita o la morte, noi che siamo qui abbiamo il dovere di mantenerci vivi per non diventare oggetto, nostro malgrado, di tale diatriba.
scritto da: frou alle ore 13:44 | link | commenti (6)
categorie: politica, attualità

venerdì, 30 gennaio 2009
“Cortesi indirizzi di saluto e sollecitazione”

Per completezza pubblico la lettera che è stata inviata al Presidente Napolitano in modo da chiudere il cerchio e poi non parlarne più, chè mi rendo conto di essere stata già abbastanza prolissa sull’argomento. Buona lettura.
Ill.mo Sig. Presidente

della Repubblica Italiana

On.le Giorgio Napolitano,
secondo l’etimo latino, inaugurare significa consacrare, cioè legittimare, convalidare, dare senso a qualcosa sulla base di segni (gli auguri) che fanno presagire un futuro. Le inaugurazioni non sono quindi tutte uguali, proprio perché ogni inaugurazione ha come sua premessa gli auguri, che variano di situazione in situazione e che possono essere buoni auspici, ma anche presagi nefasti.

L’anno accademico dell’Università di Pavia inizia sempre con abiti sfarzosi e cerimonie solenni, nel contesto suggestivo e soave di una cittadina medievale del nord Italia, e in una delle Università più antiche d’Italia. Ammettiamo che tutto questo è rassicurante. Certamente però, la situazione del nostro ateneo è molto più ampia e complessa di questi segni esteriori ed occasionali. Le scriviamo questa lettera per cercare di renderLa edotta, dal nostro punto di vista, dello stato di cose assai più problematico, legato al momento sociale, politico, economico che stiamo tutti vivendo sulla nostra pelle.

Innanzitutto ci presentiamo: siamo studenti e dottorandi che ormai da qualche mese a questa parte (ma molti di noi anche da prima), in occasione delle misure che il Governo ha varato nel periodo scorso riguardanti il nostro mondo e che hanno suscitato grande interesse da parte di tutti (Lei compreso), si sono spesi nel tentativo di sensibilizzare la società civile ai nostri problemi, di riflettere e far riflettere, e se occorreva anche scendere in piazza per dissentire, esercitando il diritto di esprimere pubblicamente in maniera pacifica le nostre opinioni.

Il lavoro che continuiamo a fare, nel suo aspetto sia teorico che pratico, è guidato da alcuni principi che crediamo ci contraddistinguano: l’interesse per il reale e il senso di comunità democratica, che significa partecipare attivamente all’istituzione a cui facciamo riferimento nel tentativo non solo di migliorarne il funzionamento, ma anche di salvaguardarne gli scopi a cui è preposta, nonché di vigilarne l’integrità morale.

L’Università rappresenta il massimo grado di istruzione e il luogo della più alta elaborazione e diffusione culturale del nostro Paese, e il fatto che ce ne preoccupiamo è la diretta conseguenza di un’altra nostra convinzione profonda: la cultura e l’istruzione diffusa sono la condizione necessaria per poter costituire una comunità degna di questo nome, comunità fondata sulla verità e la solidarietà, e non sull’ideologia e la sopraffazione.

Purtroppo la realtà che ci troviamo di fronte appare ben diversa: oltre alla crisi economica che sta generando povertà materiale, il Paese è sempre più dilaniato da una povertà spirituale che, alimentata soprattutto dal livello più basso che i mezzi di comunicazione di massa abbiano mai toccato, genera violenza, bieco egoismo, indifferenza e instupidimento.

Il lento declino dell’Italia, che è sotto gli occhi di tutti, non è però frutto del caso, bensì di precise scelte politiche che hanno come mezzo di legittimazione proprio il vuoto spirituale e affettivo che respiriamo. La disintegrazione del valore della cultura e dell’importanza dell’istruzione è già in atto da tempo sia a livello politico-legislativo sia a livello di mentalità comune (che è plasmata ad hoc). Gli ultimi provvedimenti, preceduti da anni di leggi sempre penalizzanti per il mondo della scuola, non fanno che aggravare la situazione: la legge 133 diminuisce di molto le risorse che lo Stato impegna in istruzione e cultura, blocca il ricambio generazionale (un’altra umiliazione per noi giovani) e traccia la strada per la privatizzazione. Il successivo decreto 180 prevede l’impiego di risorse comunque insufficienti e soltanto a breve termine.

Quello che poi ci sdegna di più è il modo in cui vengono giustificati questi provvedimenti, cioè attraverso uno stravolgimento del significato delle parole, per cui ci sentiamo presi in giro. Ed è proprio così, Presidente, che l’ideologia si sostituisce all’amore per la verità, cioè alla democrazia. Perché la democrazia, Lei lo sa meglio di noi, non significa banalmente che ognuno dice quello che vuole, bensì che ognuno esprime la propria opinione con responsabilità e onestà intellettuale. Per questo non possiamo accettare che togliere risorse improvvisamente sia equivalente a lotta agli sprechi. Infatti i tagli e il blocco del turn-over hanno ripercussioni sulla ricerca, in cui già ora siamo il fanalino di coda dei paesi sviluppati, e su chi ci lavora quotidianamente con dedizione, pur avendo scarsi mezzi a disposizione. Questa legge condanna al precariato l’attuale generazione e quelle future, aggravando ancora di più la situazione della ricerca e incentivando la fuga dei cervelli. Il numero di docenti diminuirà, intere facoltà, che in questo Ateneo hanno una storia gloriosa e secolare, nei prossimi anni rischiano di chiudere (come Lettere e Filosofia), i professori saranno oberati di docenza senza avere più tempo per lo studio e la ricerca.

Le critiche che muoviamo non sono però figlie di un atteggiamento di chiusura e di conservatorismo. Il nostro impegno infatti è iniziato con la consapevolezza che l’Università ha bisogno di forte rinnovamento, e nessuno vuole tornare indietro. Nemmeno prima della legge 133 l’Università ci soddisfaceva. Proprio per questo, fin da ottobre abbiamo organizzato gruppi di studio, conferenze, seminari, esaminando con perizia analitica ogni singolo aspetto che riguarda il sistema accademico. Purtroppo i giornali e le televisioni hanno concentrato il loro interesse sul solo problema del baronato, che noi certamente non approviamo e combattiamo quoditianamente, ma che rischia di lasciare in ombra altre questioni di massimo rilievo e di forte criticità. Noi non abbiamo limitato i nostri orizzonti intellettuali, abbiamo cercato di considerare la questione nella sua globalità. Questo dimostra ancora una volta la miopia dell’attuale sistema dell’informazione, che fugge all’analisi della complessità, così necessaria nel mondo di oggi. Il nostro obbiettivo è quello di costruire, nei limiti del possibile, un’Università a partire da chi la vive tutti i giorni, coinvolgendo tutte le parti sociali attive che ci partecipano. Non possiamo accettare che ogni Governo elabori una riforma senza coinvolgere e ascoltare la base. Crediamo che il coinvolgimento di docenti e studenti sia condizione necessaria per fare una buona riforma che possa veramente trasformare l’Università italiana in un’Università di qualità. Il concetto di autoriforma quindi non è sovversivo, è anzi il nostro desiderio e diritto di prendere parte alle decisioni su ciò che ci riguarda. Siamo stanchi di essere eterodeterminati.

Una delle preoccupazioni che questa legge suscita, è la possibilità per l’Università di trasformarsi in fondazioni private, che diventerà una scelta obbligata a seguito dei tagli. Il Governo afferma che tutti hanno il diritto all’istruzione, e poi privatizza. La parola “privato” ha però un significato molto preciso, da cui non si scappa: privato è qualcosa riservato a qualcuno mentre qualcun altro non ne può usufruire, mentre pubblico significa che appartiene a tutto il popolo; che concerne il popolo; quindi comune a tutti; sentito da tutti; fatto per tutti; noto a tutti: opposto di privato. Normale quindi che questa legge sorretta dall’ideologia contrasti con i principi democratici della nostra Carta Costituzionale. Ed è proprio in quanto garante di quest’ultima, che secondo noi Lei avrebbe dovuto respingere questi provvedimenti. All’articolo 33 della nostra Costituzione leggiamo: “La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi” All’articolo 34 leggiamo: ”I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi. La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso”. Se la parola “privato” ha ancora un senso, riteniamo che il provvedimento legislativo presenti evidenti profili di illegittimità costituzionale. Inoltre, il Governo, per l’approvazione di questi provvedimenti, si è servito di decreti legge, che – secondo l’articolo 77 della Costituzione (che li circoscrive esplicitamente e tassativamente ai “casi straordinari di necessità ed urgenza”) – dovrebbero riguardare solo le materie urgenti. Le leggi su scuola e università non sono tra queste. Noi riteniamo che anche su questo avrebbe dovuto essere più vigile.

Visto che la giornata è stata dedicata al bicentenario de Dell’origine e dell’ufficio della letteratura di Ugo Foscolo, ci permetta di ricordare le parole del poeta, tratte da questa superba orazione: “Ufficio dunque delle arti letterarie dev’essere … di snudare con generoso coraggio l’abuso e la deformità di tante altre opinioni che adulando l’arbitrio de’ pochi o la licenza della moltitudine, roderebbero i nodi sociali e abbandonerebbero gli stati al terror del carnefice, alla congiura degli arditi, alle gare cruente degli ambiziosi.” Inoltre dalle Ultime lettere di Jacopo Ortis: ” non è vile quell’uomo che è travolto dal corso irresistibile della fiumana, bensì chi ha le forze da salvarsi e non le adopra”.

RingraziandoLa per la cortesia di averci ascoltato, le chiediamo di svolgere il suo ruolo di garante della Costituzione e di respingere con forza leggi che minano fortemente il benessere e la civiltà dell’Italia. Da quando siamo nati abbiamo sempre visto cambiare l’Italia in peggio e ci piacerebbe che la tendenza fosse invertita. Per fare questo abbiamo bisogno anche del Suo aiuto.

Studenti contro la L. 133
scritto da: frou alle ore 17:07 | link | commenti (1)
categorie: politica, attualità, università, pavia
Uno che almeno legge le lettere, forse…
Con riferimento al mio post precedente incollo un link che il rettore di Pavia ci ha con solerzia inviato via posta elettronica (ultimamente ricevo più notifiche dal rettore che da facebook…).

Non so se dalle poche righe iniziali si debba cogliere qualcosa e, nel caso vada colto, cosa cogliere. Diciamo che è un pò criptica la risposta perchè a ben vedere noi non siamo i rappresentanti degli studenti, noi rappresentiamo noi stessi e non ci rappresentiamo nemmeno bene visto che a farla giusta avremmo dovuto fare 100 lettere diverse in cui uno sottolineava un aspetto, un altro incalzava su quel particolare punto e così via in 100 diverse declinazioni.

La domanda è quindi: ma parlava di noi?
scritto da: frou alle ore 13:38 | link | commenti (4)
categorie: politica, attualità, università, pavia

giovedì, 29 gennaio 2009
Uno di noi?

Come non saprete, perchè nessuno ne ha parlato, Napolitano è venuto in visita all’inaugurazione dell’Anno Accademico all’Università di Pavia. Per l’onda, o ciò che ne resta dopo il momento caldo delle manifestazioni, era un’occasione troppo grossa per lasciarla correre e abbiamo deciso di fare qualcosa. Ma cosa?
Cosa puoi dire e cosa no a uno che ha avuto il potere di fermare lo sfacelo dell’Università ma ha preferito tenersene fuori? O meglio, ha firmato il decreto e quindi ha dato il suo benestare allo stato attuale e futuro delle cose?

Alla fine abbiamo scritto, in una riunione-fiume in cui la discussione è stata accesa per decidere le parole, misurarne la forza, smussare gli angoli lasciando tuttavia qualche spigolo, una lettera firmata dal movimento degli studenti contro la 133 che nonostante sia stata recapitata a giornali e al Presidente stesso con giorni di anticipo non è stata nemmeno menzionata. Chissà se l’avrà almeno vista, non mi illudo nemmeno che l’abbia letta.

Vista questa esperienza e vista l’attualità politica viene da chiedersi se davvero Napolitano, nei giusti modi e con parole misurate, non possa davvero essere contestato: insomma, è un uomo anche lui!
scritto da: frou alle ore 14:36 | link | commenti (2)
categorie: politica, attualità, università, pavia

domenica, 25 gennaio 2009
12 colori

Dicono che quando si raggiunge una certa età si torna un pò bambini, così quando si raggiunge un certo livello avanzato negli studi ci si rende conto di quanto fondamentale sia possedere una scatola di pennarelli. Per la precisione una scatola di pennarelli Giotto 12 colori punta fine che, va bè regredire, ma quelli con la punta grossa erano inutilizzabili ai miei scopi.

Dopo averla comprata arrivo a casa e tutta contenta la aprò ma orrore: i colori sono cambiati. Non tutti ma qualcuno non c’è più a beneficio di altri.
Per esempio il mio verde muschio che mi faceva colorare dei prati fantastici è stato sostituito da un verde perdita radioattiva che causerà non pochi problemi artistici alle nuove generazioni.
Poi il viola passione di Cristo, perchè era proprio lo stesso colore della tonaca del prete a Pasqua, ha abdicato a favore di un viola moda. Non avrei comunque usato il viola, per cui poco male.
Il rosso sangue e il giallo coperitna di un giallo sono ancora al loro posto, così come tengono botta anche il blu blu e l’azzurro cielo di febbraio in una giornata di sole, per i quali ho sempre avuto una predilezione.
L’arancione mandarino di un tempo ha lasciato il posto a un più altolocato becco d’oca, che sarà anche l’unica cosa che questi poveri bambini potranno colorare con una tinta tanto inutile: che ne saranno dei soli arancioni perchè sono molto caldi? Un sole caldo nella tinta becco d’oca non si è proprio mai visto!
Il rosa che non ci puoi colorare le facce è rimasto a scapito del fatto che in 22 anni non ho trovato uno con la faccia di quel colore e questor ende ogni disegno colorato con i pennarelli giotto immediatamente riconoscibile tra mille.
Rimane uguale anche il grigio capello di nonna che tendeva all’azzurrino rendendo qualunque nonna un pò più simile alla fatina di Pinocchio.
Ma la perdità più grande è l’unica ragione per cui ho comprato i colori giotto e per cui mi sento tradita: mi hanno sbiadito il verde smeraldo.

Tutta questa pantomima perchè devo sottolineare degli appunti.
scritto da: frou alle ore 12:00 | link | commenti (7)
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domenica, 18 gennaio 2009
Intermittenza

L’ispirazione va a intermittenza, se ve lo state chiedendo adesso proprio manca. Generalmente arriva quando non ho a disposizione un computer e nel momento che ce l’ho davanti non riesco a recuperare il punto del discorso che mi sembrava poter brillare. Per cui bisogna accontentarsi di quello che viene al momento. Cioè adesso.

La parola intermittenza mi era venuta in testa per fare presente che le luminarie di Pavia sono ancora accese, almeno quelle in viale Cremona. Che va bè che l’energia costa meno ma ti pare il caso di essere così glittering fino al Mercoledì delle ceneri? Io ci darei un taglio prima, poi vedi tu…

Mi sono resa conto di odiare in modo non intermittente quelli che parlano del tempo, quelli che escono di casa e tornando esclamano “Che freddo! Non è mica normale!”: un conto è se si deve fare conversazione in ascensore ma se si può scegliere tra dire queste ovvietà e tacere è di gran lunga meglio la seconda: se c’è qualcosa di immorale è la banalità.
scritto da: frou alle ore 17:47 | link | commenti (2)
categorie: pavia

martedì, 06 gennaio 2009
Quando la fiducia è mal riposta

Ci avevano detto che se ne sarebbe parlato tutti insieme, che era utile il dialogo, dovevamo darle consigli su youtube…

E quando ancora hai ancora l’abbiocco da panettone fanno passare il decreto con la fiducia. Come si possono fare delle contestazioni serie se ci troviamo davanti a un muro? Fanno davvero schifo e non ci possiamo nemmeno fare niente, niente davvero intendo. Ci mobilitiamo e parliamo parliamo parliamo: certe volte mi sembra di essere in un film di Moretti.

Ottimismo? Ancora un briciolo: io tra non troppo ne sarò fuori. Devo pensare a tutti io? Non sono mica Berlusconi!

scritto da: frou alle ore 15:43 | link | commenti (4)
categorie: politica, scuola, attualità, università, pavia

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