8B

Non avevo mai volato da Linate la notte. Si vede Milano, bella come non è. Si vede il Duomo e la Madunina, la Stazione Centrale. Non si vedono i Bauscia, la fretta tracotante e tutte quelle cose che mi fanno saltare i nervi di Milano.

Prima di vedere Milano pensavo che è passato un anno da quella sfortunata serie di eventi. Un anno di già. Che io ci tengo a ricordare tutte queste insulse ricorrenze, anche se non hanno più ragione di essere e io per prima non ci credo più.

Mi è venuto in mente che è passato un anno perché l’aereo prima di raggiungere la pista per il decollo ha indugiato qualche minuto, scorrazzando nel grande parcheggio e mi è venuto in mente un altro aeroporto, un’altra notte, un’altra impazienza di arrivare, altre ragioni. E immaginavo di raccontare questa cosa a un’altra nuova persona che chissà, uno di quei deliranti discorsi immaginari che se e quando si realizzano non sono mai perfetti come li si era pensati.

Si vede anche un lago. Maggiore? Forse.

Mi piace crogiolarmi nelle date, nelle ricorrenze, nei segni di un fato Maggiore (e poi sono io a orchestrarli). Sto traslocando, sai? A un anno esatto di distanza: qualcosa vorrà pur dire! Inizio da capo, butto tutto, tengo solo quel che serve e, soprattutto, relativizzo. A far la conta dei miei ricordi, rinvenuti in questo o quell’altro stipetto, viene fuori che sono passati in parecchi a lasciare qualcosa di materiale tra le mie cose (anche se ancora, non sono forse io che ho scelto di lasciare quelle cose lì in mezzo, a futura memoria?). Sembrava impossibile che non ci fossi solo tu. C’erano sciarpe (più d’una), braccialetti, bavaglie (sì, bavaglie), biglietti utilizzati e non, cartine stracciate, orecchini di Tiziano Ferro, foglietti gialli, etichette per il nome, un intimo verde, cartoline ricevute o mai scritte, libri con dentro biglietti, confezioni di pasta di mais mai finite, colla di pesce. Da stentare a crederci.

Alcune cose le ho messe via in una scatola nera, il caso ancora!, e le lascio lì. Mi sono accorta che io ho questa brutta abitudine di mettere via le cose, lasciarle sedimentare per poi riprenderle in mano, per farle funzionare ancora (si nota l’allusione?).

L’altra sera parlavo con il mio migliore amico di una vita. Mi racconta che la sua ragazza gli ha detto che ha bisogno di una pausa, vuole trovare del tempo per lei. Mi chiede se è grave, nemmeno fossi un dottore. Come se lo fossi, gli dico che non è un buon segno ma non mi sbilancio troppo. Mento: perché non ho mai visto nessuno ritornare dopo essersi preso una pausa, ma i miracoli, sai mai. Dopo un po’ cambiamo discorso, mi racconta dei nuovi orizzonti e io lo vedo troppo sereno e non posso non chiedergli come fa a non pensarci, alla sua (?) ragazza. Dice che lui è bianco o nero (nero!): vuoi esserci, ci sei; non vuoi, allora anche ciao. E poiché lui non ha alcun potere in questa decisione, non se ne preoccupa e aspetta il responso con (malriposta) fiducia. A sentir lui, comunque vada sarà un successo.

Guardalo come è già pronto ad andare avanti, anche se si dichiara innamorato. E io che nemmeno lo ero sono ancora qui a parlar di.

Si avvicina anche un altro anniversario, uno di quelli con torta e candeline, quello che era stato dimenticato l’anno scorso e che sarebbe il colmo venisse ricordato quest’anno.

Facciamo che mi godo ancora questa decina di giorni di limbo fra i due giorni sul calendario e poi è un nuovo inizio. Un altro. Pari. Bianco.

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  1. HappyAladdin

    Quanti a lasciare il segno, le dediche sui libri, le fototessere e i biglietti di compleanno che mi ero divertita a preparare e che sono rimasti tra le mie cose, in una ostentata non-cura. Inoltre, è già da qualche settimana che conto gli anniversari di uno scambio durato così poco che confondere i giorni è impossibile (pensavo fosse amore e invece lo era, ma poi non era più). Come dire che condivido gran parte dello scritto, ed empatizzo. Stay strong 😉

  2. chesognichefai

    I traslochi possono essere molto liberatori, si può scegliere esattamente cosa si vuole tenere e cosa no, in bocca al lupo per il tuo allora 🙂
    Ma… si può chiedere dove vai?

  3. Frou Svedese

    Concordo.
    Si può chiedere dove vado e la risposta è all’8B. Ho traslocato in un altro appartamento ma nella stessa città… Non è un gran cambiamento, non fosse che ora sono più lontana da lavoro ma in pieno centro e con un’amica a condividere la casa. Penso di aver visto più persone in strada oggi che nell’ultimo mese in Svezia. Già mi piace 🙂

  4. virginiamanda

    Beh, intanto in bocca al lupo per il nuovo inizio.
    Molto probabilmente non è il tuo genere ma mi fa venire in mente “Ah se si vivesse di soli inizi…” (qui: https://www.youtube.com/watch?v=mhH0X7RtZyM “Chiudi gli occhi ed immagina una gioia: molto probabilmente penseresti ad una partenza”).
    (E c’entra molto anche con il post sui saluti “ma il finale è di certo più teatrale”).
    Buon tutto, io ti vedo pronta per nuovi inizi, in tutti i sensi 🙂

  5. Frou Svedese

    Grazie per l’augurio!
    Non ci crederai ma quando all’epoca accadde il fattaccio mi ero fatta una playlist di canzoni italiane a scopo curativo. Era iniziato tutto con “Ma che freddo fa” di Nada, perchè mi ero svegliata con in testa quella canzone. C’erano dentro delle canzoni pesantissime tipo “Vedi cara” di Guccini e qualcosa di Le luci della centrale elettrica, mentre altre cose erano più leggere, tipo La crisi dei Bluvertigo e delle gigionate di Cesare Cremonini. Non poteva mancare Niccolò Fabi, e ovviamente avevo pure Costruire. Me la sentivo (e me la sento) molto addosso quella canzone. Colpito e affondato, cara Virginiamanda 🙂

  6. Pingback: (Andate e) ritorni #1 | Appartamento Albionese
  7. Peggy

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