Microcosmo (ma non divaghiamo)

Ne è passato dall’ultima volta. Passo di qui a volte ma mi manca lo slancio di scrivere qualcosa. Mi sembra che tutte le cose che ho attorno siano cose piccole. Belle, però piccole.

Mi spiego: a qualcuno può forse interessare del torneo di Captur/Cactus? Mi rispiego: il gioco consiste nell’urlare Captur! oppure Cactus! al passaggio delle suddette macchine. Al momento sto perdendo perchè invoco Captur! a sproposito quando vedo passare le Clio. E di Cactus ce ne sono troppo poche in giro. Uno si può chiedere da dove è uscito questo ameno gioco ed è presto detto. La Captur era la macchina che abbiamo affittato per andare in Andalusia, era di quelle azzurro puffo e io mi consolavo dicendo “va beh, almeno ce l’abbiamo solo noi”. Poi sono venuta in Italia e ce n’erano a frotte. Invece Cactus, la rara Cactus dalla discutibile estetica l’ha comprata mio padre e quella ce l’ha praticamente solo lui in tutta Italia. Quindi se ne vediamo una bisogna fare a gara a dirlo per primo. Se vedete mio padre, siete autorizzati a urlargli Cactus!, poi glielo spiego io il perchè.

Ci sono tante cose di cui vorrei parlare ma davvero sono piccole. Tipo i corsi della palestra Inglese e gli avventori della palestra. Soprattutto gli avventori della palestra. Oppure dovrei raccontare degli avventori della fermata dell’autobus. Quella è una storia divertente. La mattina quando esco per andare a lavorare passo davanti alla fermata del bus dove dei ragazzini aspettano l’autobus per andare a scuola. A forza di passare ho iniziato a riconoscere i bambini e una l’ho soprannominata Sadness perchè assomiglia a Tristezza del cartone di inside out. È un po’ più bassa dei suoi coetanei, un po’ paffutella con gli occhiali da vista grossi ma non quelli alla moda e con i capelli a caschetto e la frangia dritta a coprirle la fronte. Sadness si avvolge in una giacca bicolore nera e viola di un paio di taglie troppo grandi che proprio non le dona. Sarà la giacca, saranno gli occhiali, sarà il capello (che io avevo uguale a lei alla sua età!) ma mi sembra che Sadness sia tra i bambini del pullman quella più impacciata e timida. Una mattina l’ho vista che punzecchiava uno dei ragazzini alla fermata, uno di quei flirt ingenui e primitivi dove l’attenzione è cercata colpendo fisicamente l’oggetto del tuo interesse per poi fingere di non averlo fatto. Un paio di giorni dopo l’ho vista anche sulla via del ritorno e scesa dall’autobus si è avviata verso casa facendo una mini danza della vittoria, fatta di pugnetti di esultanza e saltelli, salvo poi guardarsi attorno per accertarsi che nessuno dei passanti l’avesse notata. Mi sono chiesta se l’esultanza e il flirt fossero collegati.

Poi potrei raccontare della mia cassiera preferita del Tesco, quella signora sui sessanta che mi chiede sempre se ho bisogno di aiuto a fare i pacchi. E io avrei bisogno davvero di un aiuto, soprattutto a non rompere la confezione dello yogurt ogni singola volta, ma le dico “no sono a posto” oppure faccio “sono una campionessa di impacchettamento!”. Lei paziente aspetta che finisca di giocare a Tetris con il latte, i suddetti yogurt e le mele e poi mi dice “sono 17 pound e 40” e mi fa un sorriso con i pochi denti in bocca che le sono rimasti. Anche i capelli sono dritti e disposti in maniera un po’ disordinata fino a toccarle le spalle, raccolti in una coda bassa. Gli occhi chiari, che chissà cosa hanno visto quegli occhi, che con tutta la gente che hanno visto oggi, ieri una vita fa, ti sorridono mentre ti porgono lo scontrino. E allora le dico di cuore “Buona serata”, “a lei” risponde.

L’ultima cosa che devo raccontare che anche questa fa ridere è che da qualche settimana a questa parte abbiamo degli scoiattoli. Che poi non è che li possediamo ma semplicemente vengono a trovarci tutti i giorni nel giardino e allora ci siamo affezionati. Inizialmente pensavamo fosse uno solo e avevo deciso che si sarebbe chiamato Geronimo. Geronimo, scoiattolo domestico. Poi ci siamo resi conto che a volte la coda era voluminosa, altre volte spelacchiata e da qui il sospetto che ce ne siano due, se non di più! Comunque, tutto è iniziato quando Geronimo (o chi per lui) veniva a nascondere le noci nel nostro giardino mettendole nell’erba ormai alta. Poi un giorno abbiamo tagliato l’erba, non per cattiveria ma perchè andava tagliata. Abbiamo considerato che il nostro gesto avrebbe potuto causare attacchi di panico in Geronimo ma ognuno ha le sue necessità. Geronimo sulle prime non l’ha presa benissimo, poi si è messo a nascondere le noci sotto la siepe. Però, per guadagnarsi lo status di “scoiattolo domestico” avevamo bisogno di un gesto a mo’ de Il Piccolo Principe, quindi abbiamo iniziato a lasciare in giardino delle noccioline. Per quattro giorni è passato imperterrito nel giardino a mettere noci enormi sotto a un cespuglio spelacchiato, poi, alla buon ora, si è reso conto che magicamente erano comparse delle noccioline. Segretamente, speravamo che se ne mettesse in bocca due o tre contemporaneamente. Invece le prende una per volta, e poi scappa chissà dove a nasconderla. A volte, mentre se ne va, sculetta.

Geronimo, scoiattolo cha cha cha.

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Filmato originale di Geronimo che analizza una nocciolina, sculetta e s’invola.

    • Frou Svedese

      Solo cose piccole! Sarà che invece di leggermi Ben Lerner (l’introvabile libro che sta facendo furore alla biblioteca di Ponte sul Cam e c’è una lista d’attesa di mesi) mi sono presa Murakami. Zen Giapponese nei sobborghi Albionici 😉

  1. bastax

    eeeh, le piccole cose hanno un sacco, da sempre, di estimatori silenti. Meno di quanti ne abbiano i piccoli scoiattoli :/ ma siam lì, e l’eleganza del riccio ecc.

    Quella di mandare papà a lavorare in campagna era una delle opzioni al vaglio 😀

    • Frou Svedese

      Me ne ero dimenticata dell’eleganza del riccio. Letto e perso nei meandri della memoria. Grazie per la rimembranza 🙂
      Quando mio padre fa i colloqui per il vice vitellaio ti faccio sapere, tanto sarebbe quasi a una distanza pendolabile (purtroppo, non via treno!)

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