Scene di casa nostra

(we are leaving just in time?)

Ispirata da questa descrizione dell’Italiano medio all’estero, mi è venuta in mente una scena dallo scorso fine settimana che vale la pena mettere nero su bianco.

L’Italiano all’estero parla di cibo, si lamenta immancabilmente di qualunque cosa e segretamente piange il pranzo della domenica a casa di mammà anche se ogni domenica erano ravioli in brodo, indipendentemente dalla stagione, temperatura percepita e umidità dell’aria.

L’Italiano all’estero, sfortunatamente in certi casi, ha anche una vita sociale.

Mi trovava, come ho detto, a una festa. Una di quelle feste in cui ci sono un sacco di persone che non hai mai visto e a cui di solito vai con un amico, che è stato invitato da un amico perché la sua fidanzata è stata invitata ma non conosceva praticamente nessuno e quindi voleva avere una spalla sicura. Data la mia profonda esperienza nel campo, questo tipo di feste possono rivelarsi terribili fallimenti o le serate più belle. Ecco, non mi sprecherei in tale entusiasmo per quest’ultima festa.

Complice un venerdì sera impegnativo e poche ore di sonno, sono arrivata alla festa con poche motivazioni e il fatto che gente a caso avesse a disposizione una chitarra e cantasse come se non ci fosse un domani “Volare” (Gipsy King edit) non mi mettevano certo nel mood giusto. Per non parlare dell’unica persona che conoscevo alla festa che cercava di mimetizzarsi con divani, muri e quant’altro purchè nessuno gli rivolgesse la parola.

A un passo dallo slogarmi la mandibola per la proporzione del mio sbadiglio sento un inconfondibile accento e quell’inglese all’Ignazio La Russa: un italiano. In generale sono restia all’approcciare Italiani perchè so bene che spesso l’unica cosa che abbiamo in comune è l’essere Italiani e vivere in Svezia e che se fossimo in Italia, mai e poi mai gli avrei rivolto la parola. Purtroppo la serata non offre grandi spunti e ormai stavo praticamente seguendo la conversazione. Argomento: stereotipi degli Italiani. Mi volto e sorrido al ragazzo Italiano che già capisce che sono una “di loro” e mi unisco al gruppetto. Lo Svedese che tiene banco mi reintroduce all’argomento e mi testa subito con una domanda a tradimento: “Cosa ne pensi dei ragazzi Italiani?”. Senza indulgenze dichiaro che non ho la migliore opinione dei ragazzi italiani in Italia ma che in generale quelli che incontri qui sono un pò diversi dalla media. Che poi questa affermazione la potremmo rivedere. Argomento con qualche esempio riguardo al fatto che la bugie sono all’ordine del giorno e che si tradisce, ma che alla fine anche questo è quello che dà sale. (Questa storia del sale l’ho messa solo per salvare la situazione ché di questo sale se ne farebbe volentieri a meno)

Arriva un altro tizi anche lui Italiano che ha sentito la mia risposta e mi lancia un’occhiata alla “Ma senti un pò te questa acidella: s’è fatta mille e cinquecento chilometri per infamare la gente sua. Brava!”.

(S)fortunatamente, il mio amico ne aveva abbastanza di nascondersi nella tappezzeria e mi ha chiesto se andavamo. La conversazione si è fermata con questo scambio di opinioni e sguardi e sono ignara di quello che è stato detto dopo la mia fuga.

Quello che c’è è che ritorna in bocca quel sapore di casa, quello di lacrime che arrivano fino agli angoli della bocca, quello di tempi in cui questi uomini Italiani hanno combinato un bel pò di casini. Ed è vero che mi avete fatto ridere ma anche fatto sentire piccola con un solo sguardo, giudicando, deliberando e alla fine volendo anche avere ragione. Cari ragazzi Italiani, lo so bene che non siete tutti uguali ma per quello che ho visto io sono contenta di aver imparato il trucco e di non avere più a che fare con i vostri sguardi!

  1. andreabetti

    Grazie per il quote, anche se non avrei mai voluto col mio post farti venire la voglia di rivangare spiacevoli situazioni…. tutto sommato però, forse, meglio fuori che dentro!

    In generale trovo molto divertente questo “far combriccola” di tutti noi all’estero… come se il solo fatto di avere come madrelingua l’italiano possa essere un collante abbastanza forte da andare oltre brutte esperienze, mentalità agli antipodi o semplicemente…. forte e sano starsi sugli zebedei a prima vista.

    La domanda è: possibile che il parlare italiano come madrelingua non possa essere percepito come solo una cosa in più, una facilitazione nel poter essere “amici”? Perchè la gente pretende che sia il piatto forte (la base dell’amicizia) quello che è solo un contorno neanche indispensabile (il parlare italiano)?!

    Domande che credo rimarranno senza risposta 😉
    Un aluto

    • Frou

      Sì, le tue domande rimarranno senza risposta. Dopo un paio d’anni in Svezia mi stupisco ancora per ogni volta che mi sento empatica con CHIUNQUE solo perchè parla Italiano. Sarà la vecchiaia 😉
      Per il rivangare, ammetto che il finale è uscito un pò melodrammatico (come nella migliore tradizione italiana) ma alla fine è solo una constatazione da questo fugace incontro con il lanciatore di sguardi, che per la cronaca ha totalizzato 0 punti per quanto riguarda l’empatia. 🙂

      Ciao!

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